Ognuno di noi ha un sogno diverso e, spesso, lo tiene nascosto per paura che qualcuno lo rovini. C’è chi vuole entrare nell’esercito, chi sogna di diventare un calciatore, chi un cantante e così via. I sogni, però, non sono fatti per essere distrutti, ma per trasformarsi in qualcosa di più concreto. Per questo mi piace pensare che ognuno di noi abbia delle vere e proprie ambizioni.
Ho scoperto il valore di questa parola grazie ad “Ambizioni”, una canzone di 22Simba, rapper milanese classe 2002. Quando molti adulti sentono la parola “rapper”, immaginano subito testi sporchi, pieni di parolacce e termini volgari, senza nemmeno provare ad ascoltare davvero. Eppure 22Simba, in qualche modo, riesce a ribaltare questo pregiudizio, offrendo una visione diversa e più profonda del rap moderno.
In “Ambizioni” non c’è solo fame di successo, ma consapevolezza. Quando dice, per esempio, “fotto solo con chi mi parla di ambizioni”, non sembra riferirsi ai soldi o alla fama, ma alle persone che hanno una visione, un obiettivo, qualcosa in cui credere davvero. È una selezione naturale, quasi una difesa: stare solo con chi guarda avanti, con chi non vive alla giornata.
Il brano racconta anche una realtà fatta di rapporti fragili e interessati. Frasi come “ti fottono per amor proprio non ti affezioni” fotografano una generazione abituata a legami veloci, spesso superficiali, in cui ci si avvicina più per convenienza che per empatia. È un’immagine cruda, ma estremamente reale, soprattutto per chi cresce oggi.
Tra i versi più significativi c’è “spendo e scrivo per placare le emozioni”. Qui la musica non è ostentazione, ma rifugio. Scrivere diventa un modo per sopravvivere, per dare un senso a ciò che si prova, per non farsi travolgere. È una frase semplice, ma potentissima, perché racconta la scrittura come bisogno, non come talento da esibire.
In “Ambizioni” emerge anche una forte disillusione verso il mondo che ci circonda: “sceglierà Dio, son boicottate le elezioni”. Non è solo una provocazione, ma il senso di impotenza di chi spesso sente di non avere davvero voce, di vivere in un sistema che va avanti senza chiedere permesso. Eppure, nonostante tutto, resta il bisogno di autenticità, ben rappresentato nella chiusura del brano: “mi isolo un po’ se ti va / con te non serve recitare”. Dopo il caos, l’ambizione, la rabbia, resta il desiderio di essere semplicemente veri.
Andrea, questo il suo vero nome, è sempre stato uno di quelli che passano sotto traccia: mai tra i primi, mai sotto i riflettori. In questo aspetto mi rispecchio molto in lui. E forse essere così non è nemmeno un male. Quando nessuno ha aspettative su di te, puoi crescere in silenzio. E quando gli altri scoprono il tuo reale valore, quella diventa una sorta di vendetta silenziosa, fatta di risultati e non di rabbia.
22Simba afferma che “i buoni vinceranno sempre”. Non so se sia davvero così. Ma sono convinto che essere buoni con se stessi e con gli altri abbia un valore diverso rispetto a vivere costantemente nella cattiveria. Forse i buoni non vincono sempre, ma restare fedeli a ciò che si è vale più di qualsiasi vittoria.
In un’epoca in cui tutti urlano per farsi notare, crescere in silenzio e coltivare le proprie ambizioni può essere l’atto più rivoluzionario di tutti.
