Il nostro Liceo Majorana Maitani ha scritto una piccola pagina di storia. Per il quinto anno consecutivo abbiamo conquistato il primo premio al Concorso “Donne e Scienza – Premio Ursula Grohmann” dell’Università degli Studi di Perugia.
Cinque anni, cinque primi premi, cinque storie di donne straordinarie. Ma più della vittoria conta il percorso: la prova concreta che credere nella cultura, nella ricerca e nella conoscenza può lasciare un segno reale.
Tutto è iniziato con la scoperta della figura di Maria Crespi, scienziata orvietana legata al laboratorio di via Panisperna. Gli studenti hanno ricostruito la sua storia attraverso ricerche biografiche, testimonianze e letture, scegliendo un modo originale per raccontarla: far parlare gli oggetti che avevano accompagnato la sua vita. La sua penna stilografica, il camice, la scrivania, la collana e perfino le scarpe piane – simbolo della sua indipendenza in un’epoca in cui alle donne erano richiesti altri modelli – diventavano voci narranti capaci di restituire il ritratto intimo di una donna determinata, ostacolata perfino all’interno della famiglia ma tenacemente legata al sogno della scienza. Il lavoro, premiato per la sua forza espressiva e per l’originalità del linguaggio, ha saputo unire sensibilità umanistica e rigore scientifico.
Negli anni successivi gli studenti hanno continuato a portare alla luce storie spesso dimenticate o poco conosciute.
Abbiamo raccontato Emmy Noether, una delle menti matematiche più brillanti del Novecento, illustrando il suo celebre teorema che collega le simmetrie della natura alle leggi di conservazione della fisica. Un risultato fondamentale per la scienza moderna, ma a lungo oscurato da un contesto accademico che faticava a riconoscere il talento di una donna.
Abbiamo fatto conoscere Mona Minkara, scienziata non vedente che ha trasformato la propria condizione in una forza e in uno strumento di inclusione nella ricerca scientifica. Gli studenti sono riusciti a contattarla e a organizzare un incontro online: la videoconferenza è stata particolarmente significativa per Chidi, una studentessa non vedente del nostro liceo appassionata di scienza, che ha potuto dialogare direttamente con una ricercatrice capace di dimostrare che la conoscenza non conosce barriere.
Abbiamo celebrato Ada Lovelace, considerata la prima informatica della storia, capace di immaginare il futuro delle macchine quando i computer ancora non esistevano. Il suo percorso è stato raccontato attraverso un cartellone e un gioco interattivo che permetteva di scoprire le tappe della sua vita e il suo straordinario contributo alla nascita della programmazione.
Infine abbiamo ricordato Clara Immerwahr, chimica e figura simbolo della coscienza etica nella scienza, che si oppose all’uso distruttivo delle scoperte chimiche durante la Prima guerra mondiale, pagando con la vita la sua scelta.
Cinque donne diverse, cinque epoche differenti, ma un unico filo conduttore: l’intelligenza unita al coraggio.
Ogni anno il concorso è stato molto più di una competizione. È stato un lavoro di ricerca, di approfondimento storico e scientifico, ma anche un gesto di restituzione. Gli studenti hanno studiato scoperte rivoluzionarie, analizzato contesti segnati da discriminazioni e ostacoli, e compreso come il talento non abbia genere, anche se troppo spesso la storia ha costruito barriere.
Molte scienziate oggi sono finalmente riconosciute e premiate, alcune entrano nei manuali e ricevono il Nobel. Ma accanto a questi nomi celebri esistono anche storie rimaste nell’ombra. Il nostro lavoro è stato proprio questo: accendere un riflettore su chi non ha potuto gridare al mondo il proprio valore, trasformando la ricerca storica in un piccolo gesto di giustizia.
Cinque anni ci hanno fatto crescere. Ci hanno insegnato che la scienza è passione, impegno, curiosità. Ma soprattutto ci hanno ricordato una cosa semplice e potente:
la scienza è anche, profondamente, donna.
E noi continueremo a raccontarlo. Sempre.
