Vetrine spaccate, cassonetti incendiati, cartelli sventolati in aria, strade affollate, aggressioni, proiettili di gomma e, addirittura, la distruzione di un municipio: questo è quello che ci mostrano i giornali e i programmi televisivi su quello che sta accadendo nelle città di tutta la Francia. Di fronte a scene del genere a noi la domanda sorge spontanea: è una rivoluzione quella che stanno cercando?
Per capirlo, bisogna scavare sotto lo strato di fumo dei lacrimogeni e guardare cosa c’è davvero alla base di tutta questa rabbia.
Tutto è iniziato quando una parte della comunità studentesca francese ha deciso di scendere in piazza, per esprimere il proprio pensiero nei confronti dell’ambiente scolastico in cui si trovano quotidianamente.
Questi ragazzi si sono stancati di tacere di fronte al degrado e, per questo, si sono fatti avanti così da far sentire la loro voce e le loro richieste: ottenere più fondi per le scuole pubbliche e per il materiale didattico, migliorare le strutture scolastiche ristrutturando gli edifici e rendendo le aule più sicure, ridurre le disuguaglianze scolastiche e gli orari di lezione troppo lunghi, avere più insegnanti per evitare ore scoperte e avere strutture scolastiche isolate dal punto di vista termico, in modo da mantenere una temperatura confortevole all’interno delle aule sia durante i mesi invernali sia durante quelli estivi.
Ora, però, le cose sono cambiate, non sono le strade affollate ad essersi svuotate, tanto meno la gente in strada ad aver ceduto al silenzio; sono i manifestanti ad essere cambiati o, per meglio dire, a essersi diversificati.
Non sono più solo gli studenti ad apparire sui giornali, li accompagna il resto della popolazione esausta a causa del continuo aumento dell’inflazione e del caro-vita. L’anima della Francia, al momento, è rappresentata dallo slogan “Jeunes et Jaunes“, cioè dai giovani e dai cosiddetti Gilet Gialli, cittadini delle aree rurali e provinciali della Francia appartenenti ad un movimento che ha come scopo principale quello di contrastare l’ingiustizia fiscale.
Tra questi “Gilet Gialli” c’è un gruppo in particolare che ha il potere di paralizzare il paese con solo una ruota ferma: i camionisti.
Con i loro grandi veicoli di traverso lungo le autostrade, i caselli e gli accessi alle grandi città, i camionisti non sono semplicemente scesi in piazza a protestare, hanno letteralmente tirato il freno dell’intera nazione. La loro non è solo solidarietà verso gli studenti o le famiglie in difficoltà: è la rabbia di chi passa le giornate in strada e vede i costi del carburante schizzare alle stelle, le tasse sui trasporti aumentare e gli stipendi rimanere sempre gli stessi, se non in calo. Solo chi attraversa chilometri e chilometri ogni giorno si rende conto veramente che il proprio paese non si muove neanche di un centimetro, fa solo marcia indietro.
Tra le strade invase dal caos però, possiamo intravedere uno spiraglio di luce: tutto questo è potuto accadere perché le parole degli studenti non sono volate via col vento, bensì hanno trasportato l’iniziale idea di protesta fuori dai banchi di scuola, dove sono stati ascoltati e sostenuti anche da chi non pensavano di vedere dalla propria parte. Lavoratori, famiglie, intere comunità si sono unite a quelle richieste d’aiuto, convertendo le preoccupazioni dei più giovani in una battaglia condivisa da tutti.
Da ciò tutti dovremmo imparare una cosa importante: quando si riesce a trovare il coraggio per farsi sentire, si capisce che nessuna voce è mai troppo piccola per fare la differenza.
