Sono ormai otto anni che la nostra scuola promuove il progetto “Apprendisti Ciceroni”, un progetto di formazione rivolto agli studenti di ogni ordine e grado, un’esperienza di cittadinanza attiva che vuole far nascere nei giovani la consapevolezza del valore che i beni ambientali, paesaggistici e culturali rappresentano per il sistema territoriale.
Gli Apprendisti Ciceroni vengono coinvolti in un percorso didattico e formativo rispetto alle loro competenze trasversali, dentro e fuori dall’aula, per studiare un bene d’arte o natura del loro territorio e partecipare attivamente agli eventi nazionali del FAI, illustrando il bene ad un uditorio di visitatori o collaborando a vari livelli all’organizzazione delle visite durante gli eventi.
Abbiamo avuto modo di intervistare due studenti “apprendisti Ciceroni”, Frida Cecchetto e Luigi Li Donni e la Prof.ssa Grispoldi che da anni, insieme alle colleghe Vincenti e Sardini, coordina il progetto.
Frida, in cosa consiste fattivamente il progetto “Apprendisti Ciceroni”?
E’ uno dei tanti progetti promossi dalla nostra scuola, in cui noi studenti del liceo guidiamo i visitatori a scoprire luoghi che sono stati chiusi per tanto tempo e dunque che non sono visibili. Ti permette di scoprire tanti posti mai visti nel tuo territorio, conoscerli a fondo, sentirli più tuoi.
Come avete iniziato a partecipare a questa iniziativa del FAI?
(Frida) Io ho iniziato un po’ per caso a partecipare a questo progetto, perché in seconda c’era bisogno di nuove persone che volessero far parte di questo progetto e noi siamo stati inseriti subito. e così dal secondo anno in poi non mi sono persa un FAI perché mi è rimasto nel cuore.
Luigi, qual è l’obiettivo principale del progetto secondo te?
In prima istanza riscoprire luoghi che hanno un’area misteriosa, come Palazzo Ottaviani, che è la sede della Cassa di Risparmio di Orvieto ed è chiusa al pubblico, salvo attività legate alla banca. Ti aiuta a scoprire quelle parti della città che non hai mai visitato e lo fai da due
prospettive: osservatore e guida. Mi sono trovato a spiegare ai miei pari, ma non solo, anche ad adulti e non è sempre facilissimo. In ultimo, non meno importante, ti aiuta ad imparare veramente a lavorare in gruppo.
Come vi siete preparati per diventare Ciceroni?
(Frida) Insieme ai nostri prof abbiamo fatto un sopralluogo dove abbiamo anche scattato alcune foto, in seguito abbiamo raccolto le informazioni, ci siamo documentati, abbiamo progettato una dispensa dalla quale poi abbiamo sviluppato quello che era il nostro materiale da studiare. Ci siamo divisi le parti dividendoci per gruppi e, una volta studiato, abbiamo guidato le persone durante il percorso e la visita.Ovviamente abbiamo fatto una prova generale per calcolare i tempi, la durata della visita.
Quale luogo o monumento avete presentato come Apprendisti Ciceroni quest’anno scolastico?
(Luigi) Durante le giornate FAI d’Autunno abbiamo presentato Casa Pisana, mentre durante le giornate di Primavera abbiamo presentato Palazzo Ottaviani.
Perché sono stati scelti questi luoghi?
Casa Pisana è interessante perché c’è da scoprire anche tutto un giardino, un parco che fra l’altro è stato anche il set cinematografico di un film conosciuto e premiato come “La Chimera” di Alice Rohrwacher. All’interno di Casa Pisana avevamo allestito anche delle foto, del materiale per far vedere come quel luogo che andavamo a visitare era stato poi reso nella finzione cinematografica. Nel parco è stato allestito un picnic all’aperto con tanto di plaid, di coperte, dove i visitatori hanno potuto consumare un cestino con dentro dei prodotti locali. Per quanto riguarda Palazzo Ottaviani, perché è un palazzo della nostra città sin dal Medioevo e che è passato da essere una residenza aristocratica alla Locanda delle Belle Arti di Orvieto ospitando addirittura Giuseppe Garibaldi, fino ad arrivare ad essere la sede della Cassa di Risparmio di Orvieto. E vedendola da fuori non ci si aspetta che possa essere un luogo così ricco di storia, per questo è stata anche un’occasione per non fermarsi al piano terra ma salire e addentrarsi nell’archivio di questo palazzo, dove sono conservati i vecchi strumenti che si utilizzavano quando ancora non c’era il digitale: dei rulli per i registri dove veniva tenuta la contabilità giornaliera di chi depositava e di chi ritirava il denaro, le cassettine del deposito, i primi libretti del risparmiatore.
Frida, cosa significa per te essere un “Apprendista Cicerone”?
E’ un po’ un salto nel vuoto perché significa mettersi in gioco, ma lo ripeterò all’infinito, è un salto nel vuoto che vale la pena di essere fatto. Perché? Perché è un’esperienza che in qualche modo ti cambia, ti forma. Ti devi mettere in gioco, devi cercare di affrontare la tua timidezza, qualche insicurezza. È bellissimo perché impari ad essere parte di un gruppo, non solo tra studenti ma hai la possibilità di conoscere delegati del FAI, persone straordinarie. In più direi che è un modo diverso di fare scuola, non si tratta solo di libri, si tratta in qualche modo di toccare l’arte con le tue mani, sei tu che devi fare una lezione, quindi è come se si ribaltassero i ruoli.
Com’è stato parlare davanti al pubblico e guidare i visitatori?
(Frida) All’inizio siamo tutti un po ‘ agitati, ti tremano le mani, hai il foglio nelle mani che si vede che ti trema… anche la voce. Sei preoccupato e ti dici “oh mio Dio se mi fanno qualche domanda”, però piano piano, già alla seconda visita, inizi a scioglierti, inizi a divertirti sempre di più e poi viene tutto da sé.
Quali difficoltà avete incontrato e come le avete superate?
(Luigi) Più che difficoltà le descriverei come domande un po’ bizzarre, ecco. Una volta mi hanno chiesto se il legno era legno di castagno e io ho risposto che era legno di abete, mi è venuto così e diciamo che è andata bene e ci ha creduto.
(Frida) Anch’io mi ricordo una una domanda bizzarra! EWravamo a Palazzo Bisenzio e c’erano dei carciofi disegnati sulle pareti. Allora mi hanno iniziato a fare ‘Ma qual è il significato del carciofo? C’è un significato?’ e io ho detto ‘Guardi, onestamente non lo so, credo se lo mangiassero’.
Qual è l’aneddoto, la lezione di vita, che ti porterai dietro per sempre?
(Frida) E’ un aneddoto molto dolce. C’era bambino piccoletto e io pensavo che neanche mi stesse ascoltando mentre facevo la guida e invece, una volta finito di spiegare l’ultimo quadro, mi si gira e mi fa: “Oddio che bello, anch’io voglio essere una guida come te, voglio studiare anch’io l’arte”. E questa cosa mi è rimasta impressa perché mi ha lasciato senza parole.
Ora vorrei rivolgermi a lei, Professoressa Grispoldi: come avete organizzato il lavoro degli studenti per questo progetto?
Tanti sono i ragazzi interessati a fare questa esperienza e noi abbiamo dato da una parte la priorità a chi lo voleva fare per l’ennesima volta perché ormai era diventato un veterano e ci aveva proprio piacere a rivivere l’esperienza, sia cercato di coinvolgere gli studenti delle classi inferiori, quindi anche delle classi terze, in modo particolare del liceo linguistico, perché spesso capita che ci siano dei visitatori stranieri e quindi si debba improvvisare,una visita anche in lingua inglese. Poi ecc cerchiamo di incoraggiare i ragazzi, di tranquillizzarli perché c’è sempre molta apprensione all’idea di dover affrontare da soli un gruppo di 20 o 25 adulti, che a volte sono anche molto esigenti perché non si rendono conto di non avere di fronte una guida professionista, non capiscono che hanno di fronte dei ragazzi, degli studenti. Cerchiamo anche di aiutarli nella rielaborazione del materiale e nell’ elaborazione delle dispense che deve essere esaustiva ma deve essere anche semplice, al loro livello, alla loro portata. Vanno aiutati anche a gestire il tempo, a rientrare dentro il range che deve essere di 40 minuti, non di più, di selezionare le cose che sono più importanti da quelle che possono essere invece secondarie.
Professoressa Grispoldi, che valore educativo ha l’esperienza degli Apprendisti Ciceroni?
E’ un’esperienza di cittadinanza attiva, perché i ragazzi con questo progetto diventano protagonisti del loro territorio e sono chiamati in prima persona a prendersi cura di un bene, a contribuire a che venga conosciuto. E’ un modo per far comprendere loro che la scuola e l’attività didattica non è solamente quella legata al libro di testo e finalizzata alla verifica ma è un lavoro di crescita culturale e personale che viene svolto anche al di fuori dell’orario scolastico. Non ci dimentichiamo che è un’attività, quella dell’Apprendista Cicerone, che avviene di sabato e di domenica quando i ragazzi sono abituati a usare quel tempo per attività di altro genere, sono quindi volontari a tutti gli effetti perché mettono a disposizione della cittadinanza proprio i loro unici due giorni di svago, di tempo libero.
Frida, tu sei all’ultimo anno e quindi lascerai il progetto Apprendisti Ciceroni. Qual è il consiglio che daresti agli studenti, alle matricole, prossimi Apprendisti Ciceroni?
Sicuramente di buttarsi e di provarci e di fidarsi dei professori, di quello che propongono perché, a discapito di quello che si possa pensare, non è un progetto soltanto teorico, non è un progetto soltanto in cui tu impari la storia di qualcosa, ma piuttosto è un modo per riscoprire tante cose, per crescere e per fidarsi anche delle proprie capacità perché non è scontato che quando si è lì ci sia bisogno talvolta anche di improvvisare.
