“Israele sta raggiungendo un nuovo punto basso nella disumanizzazione dei palestinesi. Sotto la guida dei ministri più importanti, quello israeliano sta diventando giorno dopo giorno un sistema che normalizza l’uccisione e il ferimento degli esseri umani.” Commenta così Novak, attivista israeliana per i diritti umani, la legge approvata lunedì dalla Knesset che prevede la pena di morte per i palestinesi che nella Cisgiordania commettano atti di terrorismo contro Israele. E’ una legge che già da tempo veniva discussa e contestata da ONG, una su tutte Amnesty International, ma anche dalla Commissione Europea è stata largamente criticata. Ma perché? Perché c’è il rischio concreto che metta seriamente in dubbio i diritti dei cittadini palestinesi che sono il principale soggetto di questa legge. La legge prevede che la condanna di default per i palestinesi che in Cisgiordania commettono atti di terrorismo contro israeliani o contro lo stato di Israele sia la pena di morte, una pena di morte per impiccagione. Pena che verrebbe stabilita da un tribunale militare in Cisgiordania, tribunale che giudica soltanto i cittadini palestinesi e non gli israeliani, che invece passano da un tribunale civile, e che potrebbe decidere per la pena di morte anche senza un voto all’unanimità, semplicemente con un voto a maggioranza.
Un iter semplificato per casi di terrorismo, una decisione che è stata spinta dalla più radicale ed estremista del governo di Netanyahu, che si è felicitata di questo risultato parlando di “nemici di Israele”, che da ora in poi pagheranno con la morte per l’omicidio di cittadini israeliani.
Nei tribunali civili israeliani i giudici potranno decidere di condannare con la pena di morte ma anche con l’ergastolo, quei cittadini che commetteranno atti di terrorismo contro Israele o contro cittadini israeliani. Ma essendo la legge scritta in modo da prevedere la pena di morte per chi commette appunto un atto di terrorismo contro l’esistenza di Israele o contro cittadini israeliani, anche se non viene esplicitato è abbastanza sottinteso che coinvolga soltanto potenziali terroristi palestinesi e non autori di eventuali atti terroristici di cittadinanza israeliana.
Anche per questo, secondo la Commissione Europea, ci sono le basi per contestare una legge che sarebbe discriminatore. E infatti adesso tra le prime reazioni europee due paesi che tradizionalmente sono sempre rimasti vicini ad Israele, ovvero Germania e Italia, chiedono formalmente il ritiro di questa legge. Oltre alla Commissione Europea anche l’associazione per i diritti civili in Israele (Acri) si schierata contro questa legge definendola: “incostituzionale, discriminatoria e, per quanto riguarda i palestinesi della Cisgiordania, senza base legale”.
Questa legge è di una follia disumana che va, si ad inasprire ulteriormente il conflitto, ma anche ad diminuire le garanzie giuridiche per la popolazione palestinese.
Ora sarà curioso sapere come agirà l’Europa e soprattutto se le azioni di quest’ultima saranno in grado di influenzare le decisioni del governo Netanyahu. Staremo a vedere.
