“Solo è soltanto chi vuol esserlo, chi non comunica con gli altri, chi vive esclusivamente per sé.” Così affermava Teresa Noce, una delle madri costituenti. In questi tempi di divisione e preoccupazione, anche noi abbiamo scelto di riunirci per parlare, comunicare, condividere, spinti dall’esempio delle ventuno donne che hanno contribuito a scrivere la Costituzione dello Stato Italiano. Ventuno donne spesso dimenticate, tanto da noi quanto dai libri di scuola, ma che invece meritavano di avere una voce per poterci raccontare le loro storie.
Grazie all’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) è stata allestita una mostra nello spazio Agorà della sede centrale che permette di scoprire le vite delle madri costituenti mediante foto e didascalie. Ma abbiamo voluto spingerci oltre: volevamo che le madri costituenti potessero parlarci, raccontarci in prima persona le motivazioni che le hanno animate e gli ostacoli che hanno dovuto superare. Ci siamo ispirati all’associazione Battiti di Vetralla, un’associazione senza scopo di lucro creata da donne per aiutare le donne e sensibilizzare contro la violenza di genere, che ha messo in scena uno spettacolo teatrale sulle figure delle madri costituenti, riscuotendo enorme successo in varie repliche, anche nella nostra città. Siamo stati guidati dalla professoressa Loretta Fuccello, che rappresenta l’associazione orvietana Il filo di Eloisa e che al nostro istituto è di casa. La professoressa ha estratto alcuni “ritratti” teatrali dal loro copione, che ci hanno gentilmente concesso, e li ha affidati a noi studenti. Li abbiamo presi con mani tremanti, consapevoli che quelle parole non erano solo lettere di inchiostro, bensì il racconto di vite spese, non senza sacrifici, per creare una società dove potessimo godere di pari diritti e opportunità, tra uomini e donne, dove nessuno avrebbe mai più dovuto subire gli orrori della guerra. La professoressa ci ha aiutato a gestire la nostra emozione, a forgiare la nostra voce in modo che diventasse piedistallo e amplificatore per la voce delle madri costituenti. E, così, è arrivato il giorno dell’assemblea. Dopo il saluto dei rappresentanti di istituto, i primi a intervenire sono stati i rappresentanti di ANPI, Anna Rita Marchetti e Fabrizio Cortoni, presidentedella sede di Orvieto, che ci hanno parlato dell’importanza di raccontare le storie della Resistenza e della lotta per la libertà, soprattutto alle nuove generazioni. Non avendo vissuto una guerra sulla loro pelle, i giovani rischiano di dimenticare quanto importante sia la pace e quanto, purtroppo, non si possa mai dare per scontata. Poi ha preso la parola Stefania Giommi, presidente dell’associazione Battiti, che ci ha parlato dell’importanza della lotta alla violenza di genere e alla discriminazione, dell’impegno per l’empowerment femminile e di come le madri costituenti siano state portabandiera di questi principi. Subito dopo Vincenza Basta, socia di Battiti, ha dato voce al ritratto di Angela Gotelli, mentre la presidente Giommi ha interpretato in seguito Bianca Bianchi. Infine è arrivato il nostro turno, chiamati e presentati dalla professoressa Fuccello. Circondati dal silenzio carico di attesa e di curiosità dei nostri compagni, con il microfono in una mano e il copione nell’altra, abbiamo raccontato la vita di alcune delle madri costituenti. Abbiamo donato la nostra voce a Rita Montagnana, Lina Merlin, Teresa Noce, Nilde Iotti e Teresa Mattei. Alcuni nomi noti, altri meno, ma tutte donne con una storia da raccontare e un messaggio da trasmettere. Grazie a questa esperienza abbiamo avuto l’opportunità di conoscerle e siamo felici di aver potuto contribuire a farle conoscere a chi ci ha ascoltato. Se noi oggi godiamo dei diritti che ci vengono riconosciuti è anche grazie al coraggio delle ventuno madri costituenti, che non hanno permesso a idee maschiliste e patriarcali di fermarle e farle tacere. Loro hanno alzato la loro voce ogni volta che una mano arrivava a coprire loro la bocca e le loro parole sono riecheggiate ancora una volta, a distanza di decenni, nella nostra scuola. Anche noi vogliamo e dobbiamo continuare a parlare e a raccontare, per noi e per chi verrà dopo di noi, affinché la loro lotta non risulti vana e il mondo possa diventare un posto migliore per tutti.
