
3A, Ippolito Scalza.
Che successo per l’incontro tra l’Orvieto Montecchio e il Majorana-Maitani! Gli albi illustrati sull’“invisibile” accendono la scintilla della collaborazione e si preparano a viaggiare verso la biblioteca di quartiere di Ciconia. C’è un momento preciso in cui la teoria scientifica si trasforma in emozione pura. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle questa mattina, durante l’incontro tra gli studenti delle classi 3A e 3B della scuola secondaria di primo grado dell’Istituto Orvieto Montecchio e i ragazzi del nostro I.I.S. Majorana-Maitani. Un appuntamento carico di significato che ha dimostrato una cosa semplice ma potente: la cultura non vive di compartimenti stagni, ma di connessioni, ponti e legami. 
Al centro della mattinata ci sono stati gli albi illustrati nati dal progetto biennale “Arte e Scienza”, che quest’anno ha esplorato il tema, tanto affascinante quanto misterioso, dell’“invisibile”.
È stato incredibile vedere l’emozione dei giovani autori nel toccare con mano il frutto del proprio lavoro, vedendo le parole scritte trasformarsi in bellissime immagini a colori. Sfogliando insieme le tavole di opere come “Il diario di un fotone” e “Più di quel che sembra”, studenti e docenti hanno celebrato la fine di un vecchio tabù scolastico: quello che vuole le materie umanistiche e quelle scientifiche come mondi opposti e rivali.
Diciamocelo: per troppo tempo il sistema educativo ha trattato l’arte, la scienza e la matematica come discipline contrarie. Qui al Majorana, anno dopo anno, ci stiamo accorgendo di tutt’altro: sono materie amiche, capaci di alimentarsi a vicenda.
Il motore pulsante di ogni scoperta, che si tratti di un’equazione complessa o di un colpo di pennello, è sempre lo stesso: l’emozione e l’intuizione. Del resto, la storia è dalla nostra parte. Le più grandi rivoluzioni in campo artistico sono nate proprio da questa contaminazione: dal sodalizio rinascimentale tra il pittore Piero della Francesca e il matematico Luca Pacioli, fino all’invenzione della prospettiva geometrica di Brunelleschi e al genio immortale di Leonardo da Vinci. Senza dimenticare come, secoli dopo, gli studi cromatici del chimico Chevreul abbiano guidato il pennello di Seurat, dando vita al Neoimpressionismo. Oggi, quel modello antico e vincente lo stiamo facendo rivivere tra i nostri banchi di scuola.

L’incontro di oggi non è affatto un punto d’arrivo, ma il primo tassello di un mosaico molto più grande che si inserisce nei Patti Educativi di Comunità e nel progetto “Campus Giovani”. L’obiettivo dei prossimi mesi? Tessere una rete che stringa ancora di più i legami tra scuola e territorio.
E l’azione si fa subito concreta. Gli albi illustrati consegnati questa mattina sono già pronti per la loro prossima avventura: nelle prossime settimane verranno letti e interpretati dagli studenti del Majorana-Maitani.
Dal prossimo mese si scende in campo! I nostri ragazzi indosseranno le vesti di tutor e animatori per portare queste storie – frutto di un bellissimo lavoro corale – ai bambini della scuola primaria, leggendole ad alta voce presso la Biblioteca di quartiere “Adriana Tomassini”.
Perché ogni storia condivisa non è mai ferma, ma è un percorso destinato a crescere, a unire i ragazzi e, passo dopo passo, ad abbattere ogni pregiudizio.
3A, Ippolito Scalza.
3B, Ippolito Scalza





