Nonostante il pregiudizio comune voglia ancora il calcio come uno sport esclusivamente maschile — relegando le atlete a discipline considerate più “delicate” — le ragazze dell’Under 19 e dell’Under 15 dell’Orvieto FC stanno riscrivendo le regole del gioco, dimostrando sul campo che il talento non conosce distinzioni di genere.
Per approfondire questa realtà in forte crescita, abbiamo avuto il piacere di intervistare una figura chiave del sistema organizzativo del club: Elena Lorenzotti. Attraverso le sue parole, scopriremo il dietro le quinte della società, le sfide affrontate e la passione che anima il progetto dell’Orvieto FC femminile.
Elena, ci racconti il tuo ruolo all’interno del Calcio Orvieto F.C. e come è iniziato il tuo percorso?
“Il mio percorso è iniziato nel 2015, quasi per sfida, grazie a un progetto scolastico del professor Sandro Tonelli. Io venivo dall’atletica, ero sportiva, e ho detto: ‘Proviamoci!’. Da lì non ho più smesso. Oggi, dopo anni in campo, sono passata ‘dietro le quinte’. Mi definisco un po’ il punto di riferimento operativo della società. Faccio di tutto: dalla comunicazione al marketing, fino al ruolo di Team Manager. Mi occupo di organizzare le trasferte, gestire i rapporti con le famiglie e assicurarmi che tutto funzioni, dal contratto importante fino all’acquisto del sapone per gli spogliatoi. È una ‘causa familiare’ che porto avanti con amore e un pizzico di polso fermo.”
Quando nasce la squadra femminile dell’Orvieto F.C. e con quali obiettivi iniziali?
“Siamo nate ufficialmente nel 2015 come Federico Mosconi, una piccola realtà che portava il nome di un ragazzo scomparso precocemente. L’obiettivo iniziale era puramente sociale e scolastico: dare alle ragazze del territorio uno spazio che non esisteva. Nel 2017 c’è stata la fusione che ha dato vita all’Orvieto F.C. unendo scuola calcio, calcio a 5 e il nostro progetto. Non c’erano obblighi federali allora; eravamo tra le pochissime realtà in Italia a crederci quando il calcio femminile era ancora visto come ‘una cosa strana’.”
Quali sono stati i momenti più significativi o difficili nella storia della squadra?
“I momenti difficili sono stati quelli dei pregiudizi. Sentirsi dire ‘vai a fare il minestrone’ invece di giocare era la norma. E poi c’era il campo: per anni abbiamo preso 10, 15, anche 18 gol a partita. Uscivamo distrutte, ma unite. La nostra vittoria non era il risultato, ma non mollare. Il momento più alto? Senza dubbio la Serie C Nazionale. Passare dal campo in terra di Sferracavallo allo stadio del Bologna, giocare contro realtà come la Fiorentina… è stato un sogno che ha ripagato ogni singola lacrima versata negli anni della polvere.”
Come è cambiata la squadra nel corso degli anni, sia a livello sportivo che organizzativo?
“C’è stata un’evoluzione incredibile. Siamo passati da un gruppo di amiche a una struttura solida con tecnici qualificati e impianti moderni in sintetico. Organizzativamente, la sfida è stata gestire il salto di qualità: in Serie C abbiamo avuto anche innesti dall’Argentina! Poi abbiamo fatto una scelta coraggiosa: ridimensionarsi per ritrovare i nostri valori. Abbiamo capito che non serve comprare giocatrici da fuori per vincere se non hai le basi. Oggi siamo tornati a investire tutto sul settore giovanile, per costruire le calciatrici del futuro partendo da Orvieto.”
Come si lavora per avvicinare le bambine al calcio in un territorio come Orvieto?
“Lavoriamo sulla credibilità. Siamo l’unica società del territorio rimasta a fare calcio femminile, perché noi abbiamo puntato sul valore umano e non solo sul risultato immediato. Facciamo capire alle famiglie che l’ambiente è sano, pulito e che le bambine sono protette e valorizzate. Mostriamo loro che il calcio non ha genere e che il gruppo può diventare una seconda famiglia.”
Quali sono gli obiettivi per le prossime stagioni?
“Ripartire dalle basi. Abbiamo circa 30 ragazzine tra Junior, Under 19 e Under 15. Il nostro obiettivo è farle crescere in casa. Vogliamo ricostruire una Prima Squadra composta solo da ragazze del territorio, cresciute con il nostro DNA. È un lavoro lungo, come battere la testa contro il muro cento volte, ma sappiamo che alla centunesima il muro cede.”
Che messaggio lanci alle ragazze che vorrebbero giocare ma hanno dei dubbi?
“Dico loro che il calcio è una sfida contro se stesse e contro i pregiudizi, ma è una sfida che non si affronta mai da sole. La forza del gruppo ti dà una marcia in più: quello che non riesci a fare da sola, lo fai grazie alla compagna che ti corre accanto. Se avete paura di essere fuori luogo, mettetevi in gioco: il riscatto personale che si prova dopo un allenamento o una partita è la sensazione più bella del mondo. Non lasciate che nessuno vi dica cosa potete o non potete fare.”
L’esperienza di Elena Lorenzotti e delle ragazze dell’Orvieto F.C. dimostra che il calcio femminile non è soltanto uno sport in crescita, ma soprattutto un progetto fatto di passione, determinazione e cambiamento culturale. Dietro ogni allenamento, ogni trasferta e ogni partita giocata c’è il lavoro silenzioso di persone che credono davvero in ciò che fanno, spesso affrontando difficoltà, sacrifici e pregiudizi.
La storia raccontata da Elena è quella di un gruppo che non si è arreso davanti alle sconfitte iniziali, ma che ha trasformato ogni ostacolo in un passo avanti. Dalle prime partite difficili fino all’emozione della Serie C Nazionale, il percorso dell’Orvieto F.C. femminile testimonia quanto la perseveranza e il lavoro di squadra possano portare lontano.
Oggi le giovani dell’Under 19 e dell’Under 15 non rappresentano solo una squadra, ma un esempio per tante ragazze che vogliono avvicinarsi al calcio senza sentirsi fuori posto. E proprio grazie a realtà come quella dell’Orvieto F.C., il futuro del calcio femminile appare sempre più promettente, pronto a continuare a crescere e a superare, un passo alla volta, ogni vecchio stereotipo.
