Questa mia riflessione è legata all’esperienza che ho vissuto insieme ai miei compagni di classe durante questo anno scolastico. Il progetto “I colori dentro e fuori”, nato per l’Educazione Civica grazie alla nostra Dirigente e ai docenti del Majorana-Maitani, ci ha aiutato a riflettere su come prenderci cura degli altri e delle nostre emozioni. Sotto la guida del pittore Salvatore Ravo e dell’illustratrice Agnieszka Zawisza, abbiamo scoperto che l’arte è qualcosa che va oltre la bellezza: è un insieme di gesti e colori per guardare la realtà con occhi nuovi.
Ricordo con molta emozione quando, per iniziare il laboratorio nell’Aula Magna del Maitani , il pittore ci ha invitati a togliere le scarpe. Quel gesto, che sembrava banale, ha liberato la mia timidezza, le mie ansie e i tanti pensieri che avevo dentro. Mi è tornata in mente una poesia di Alda Merini che le nostre insegnanti ci hanno letto e che mi ha colpito tantissimo. Dice che abbiamo bisogno della poesia, di quella “magia che brucia la pesantezza delle parole, che risveglia le emozioni e dà colori nuovi”. Ecco, in quel momento senza scarpe mi sono sentita proprio così: leggera. Mi ha offerto la possibilità di sentirmi meno sola e di capire che non ero l’unica a provare certe sensazioni: tutti, in modi diversi, possiamo sentirci fragili o non accettati. Seduti su un enorme foglio bianco, abbiamo iniziato a dipingere dei cerchi e, con il pennello in mano, ho provato una sensazione di calma e armonia. I colori si univano tra loro e non era la perfezione a rendere tutto bello, ma la forza di aver costruito qualcosa insieme.
Il momento più intenso, però, è stato quando siamo andati a visitare la Casa Circondariale di Orvieto. Entrare “dentro” mi ha fatto sentire subito il contrasto con il “fuori”. Nella vita di tutti i giorni andare a scuola o uscire con gli amici ci sembra scontato, ma lì capisci quanto sia preziosa la libertà. La cosa più difficile da accettare è la perdita dell’autonomia: non poter fare una telefonata o decidere dove camminare. Eppure, entrando nel carcere, nello spazio dedicato al teatro, quel peso che sentivo dentro di me è svanito. Abbiamo ascoltato le storie degli educatori e ci siamo lasciati trasportare dalle note di un pianoforte e dalle poesie lette dai detenuti. In quel cerchio ci siamo messi seduti tutti insieme per disegnare, condividendo un momento profondo che non dimenticherò.
Proprio per questo credo che, per chi ha commesso degli errori, sia importante avere la possibilità di riflettere e di ricominciare. Senza strumenti come l’istruzione, l’arte e la cultura, il mondo fuori farà sempre paura. Osservando i murales, realizzati dai detenuti , insieme a Salvatore Ravo, ho capito che per loro dipingere non è stato solo un modo per colorare le pareti grigie, ma una vera rinascita per ritrovare fiducia in se stessi. Se dovessi regalare un colore a un detenuto , sceglierei il giallo, come la luce del sole che riscalda la terra e le persone. Vorrei che per il futuro la Scuola continui così a realizzare occasioni significative come queste. Costruire ponti e legami tra il dentro e il fuori.
