Quanti di voi si sono detti almeno una volta «Ora parto. Voglio fare un viaggio dove voglio, voglio esplorare il mondo»?
Io me lo sono detto tante volte, sempre però con un tono sarcastico e solo un leggero strato di convinzione. In realtà, l’idea sembra così bella e allettante che alla fine finisci per pensare che resterà soltanto un sogno, qualcosa di irrealizzabile. Dal mio punto di vista, le uniche cose che ci bloccano sono i luoghi comuni, la paura e il timore dell’ignoto, più che dei veri motivi per cui non dovremmo farlo. All’inizio sei pieno di entusiasmo: cerchi i biglietti, confronti i prezzi, immagini gli itinerari, cerchi qualcuno con cui partire, ti informi sulle attrazioni da visitare e inizi a scendere a compromessi con amici e parenti su cosa fare e dove andare.
Poi, però, qualcosa cambia. Le giornate passano, gli impegni si accumulano e quella schermata con i voli aperta sul computer viene chiusa sempre più spesso. Iniziano ad arrivare le prime scuse: «Non è il momento giusto», «Costa troppo», «Magari l’anno prossimo», «Da solo non me la sento». Pian piano il viaggio smette di essere un progetto e torna a essere un semplice pensiero. Non perché sia impossibile, ma perché lasciamo che siano le nostre paure a decidere per noi. La verità è che raramente esiste il momento perfetto per partire, ci sarà sempre un motivo per rimandare, un ostacolo da superare o una responsabilità che richiede la nostra attenzione. Il vero ostacolo, però, è la paura di uscire dalla nostra zona di comfort. Non il prezzo, non la compagnia e nemmeno tutte le altre scuse che usiamo per convincerci a restare. Quello che penso è che forse dovremmo smettere di aspettare il momento perfetto e le persone giuste, dovremmo accettare che la paura farà sempre parte del viaggio e imparare a conviverci. Per quanto possa spaventare, dovremmo prendere le nostre paure, chiuderle in valigia e partire comunque, perché è proprio quando smettiamo di aspettare che il viaggio può finalmente iniziare.
