Il 1° settembre la scuola si riaccende.
Dopo il silenzio dei mesi estivi, i corridoi tornano a riempirsi di passi, le aule di voci, le porte si aprono e quella che per qualche settimana è sembrata una struttura sospesa torna a essere ciò che è davvero: una comunità.
Al Majorana-Maitani arrivano volti nuovi: docenti, collaboratori scolastici, persone che iniziano un nuovo percorso e che entreranno a far parte della storia della scuola.
Ma il ritorno a scuola porta con sé anche un’altra emozione: quella degli addii.
Quest’anno molti volti che per anni abbiamo incontrato ogni giorno non saranno più lì. Volti storici, familiari, rassicuranti, presenze che abbiamo finito quasi per considerare una certezza, anno dopo anno, generazione dopo generazione.
Sono professori e collaboratori scolastici che al Majorana-Maitani non si sono semplicemente limitati a lavorare. Qui hanno trascorso una parte importante della loro vita, conosciuto migliaia di studenti, seguito classi, affrontato giornate difficili e condiviso quelle belle. Hanno visto cambiare la scuola e, soprattutto, hanno contribuito a far crescere generazioni di giovani.
Per questo abbiamo chiesto ad alcuni studenti ed ex studenti di raccontarci cosa abbiano rappresentato per loro alcune delle persone che oggi si preparano a lasciare la scuola. Le loro parole raccontano una cosa semplice e bellissima: una scuola resta nelle persone molto più a lungo di quanto le persone restino fisicamente dentro una scuola.
Per Asia Carli, studentessa della futura 3L1, la professoressa Franceschini è una di quelle insegnanti che non si possono dimenticare:
«È tosta. È una di quelle professoresse toste che non dimenticherai mai, perché la materia te la fa entrare dentro e, soprattutto, perché senti l’amore che ha per noi studenti e per la scuola».
Un insegnamento che va oltre la materia, trasformando anche la severità in attenzione e cura.
«Mi mancherà. Già mi manca».
Ci sono poi insegnanti che insegnano un modo diverso di guardare il mondo. Filippo Ciolfi, ex studente del Majorana, parlando della professoressa Sardini, dice:
«Entri in aula e la vedi, e lei ti insegna a guardare. Ti insegna il bello. Questo è stato il suo dono».
Un bello che non riguarda soltanto l’apparenza:
«Basta guardarla e la sua eleganza ti entra dentro, ma non è qualcosa legato solo all’apparenza: è il significato più profondo del bello».
Sabrina Valentini, ex studentessa dell’Istituto magistrale trent’anni fa e oggi mamma di un ragazzo che entrerà al primo anno del Tecnico, ricorda invece la professoressa Barbanera. Quando suo figlio ha scelto il Maitani, il suo primo pensiero è stato proprio per lei:
«Anche lui avrà l’onore di avere la professoressa Barbanera, come è stato per me».
Una docente accogliente, una donna «dall’empatia rara», capace di trasmettere la materia con una passione che non sempre ha trovato.
E dopo trent’anni, Sabrina può ancora dire:
«È stata, ed è ancora, un punto di riferimento nella mia vita».
Emily, studentessa del quarto anno dell’Istituto Tecnico, ci racconta Annarosa attraverso un ricordo quotidiano:
«Dovevi stare attenta all’Annarosa, soprattutto se non ti pulivi i piedi prima di entrare a scuola».
Dietro quel gesto c’era però qualcosa di più:
«L’Annarosa ha sempre vissuto la scuola con l’amore che ogni mamma ha per la propria casa».
Per lei, la scuola non era soltanto un posto di lavoro: era casa.
Filippo Picchiacci, dell’Istituto Tecnico Maitani, racconta invece Rita e Barbara come «i due opposti per eccellenza».
Da una parte Rita: «La precisione, le sgridate e quella faccia così tosta ma, contemporaneamente, dolce».
Dall’altra Barbara: «La follia, l’esplosiva gioia di vivere e quella voglia di ribellione».
Due personalità apparentemente lontane, ma capaci di completarsi e di diventare parte dello stesso paesaggio umano della scuola.Anche Giusy appartiene a quelle presenze che, con il tempo, diventano parte della quotidianità. Il suo volto, il suo modo di parlare, il suo esserci ogni giorno sono diventati familiari per tanti studenti.
È così che Giusy è entrata nella storia del Majorana-Maitani: attraverso la presenza quotidiana, il rapporto con gli studenti e quelle piccole attenzioni che rendono una scuola più umana.
Anche Filomena appartiene a quella storia silenziosa e preziosa che ogni scuola costruisce giorno dopo giorno. Per anni ha accompagnato la vita del Majorana-Maitani, intrecciandosi con quella di studenti, docenti e colleghi, fino a diventare una presenza familiare, parte della vita stessa della scuola.
Ci sono persone che, quando vanno via, lasciano semplicemente un posto vacante e poi ci sono persone che lasciano un’assenza.
Quelli che oggi salutiamo appartengono alla seconda categoria.
Arriveranno nuovi docenti e nuovi collaboratori, entreranno nuovi studenti, ma nessuna storia cancella quella precedente.
E allora, in questo 1° settembre, mentre il Majorana-Maitani si prepara a riaccendersi, la redazione vuole fermarsi un momento per dire grazie a chi ha dedicato a questa scuola una parte così importante della propria vita.
Grazie per esserci stati, grazie per aver contribuito a far crescere generazioni di giovani e soprattutto grazie per averci ricordato che una scuola non è fatta soltanto di persone che ci passano dentro, è fatta delle tracce che quelle persone lasciano quando, un giorno, ne escono.
Buona pensione e buona nuova vita.
Il Majorana-Maitani si riaccende, ma una parte di voi resterà per sempre accesa qui.
Per raccogliere e custodire questo momento abbiamo affidato a Barbara il compito di raccontarsi, ecco la sua intervista rilasciata al blog 2Mpress,
buona visione!
