Siamo nel Settecento, in una villetta di campagna a Ombrosa. Cosimo Piovasco di Rondò è un dodicenne fin troppo sveglio per la sua età, e per certi versi anche maleducato. La madre è una donna austriaca dai toni severi, mentre il padre, il Barone di Rondò, desidera che i figli rispettino le regole e l’onore della famiglia. La vicenda è narrata in prima persona dal fratello minore di Cosimo, Biagio, che da adulto racconta le gesta del fratello.
Visti i caratteri completamente contrapposti dei personaggi, Cosimo e i genitori non vanno quasi mai d’accordo. Dopo l’ennesimo litigio, questa volta per un banalissimo piatto di lumache, Cosimo decide di scappare di casa: sale su un albero della propria abitazione e minaccia di non scendere più, costruendosi pian piano una quotidianità tutta sua. Ma sarà davvero così? Per scoprirlo, vi consiglio vivamente di leggere “Il barone rampante”, scritto da Italo Calvino nel 1957.
Sfogliando le pagine, scoprirete (se non lo avevate già capito) che Cosimo non è un ragazzino come gli altri, spesso si ritrova in situazioni spropositate senza neanche accorgersi della pericolosità delle sue azioni. Tra amori sbocciati e risse sfiorate, Calvino intrattiene i lettori grazie alla sua capacità di passare con naturalezza da un colpo di scena all’altro: sono rari i momenti morti presenti nel libro.
E visto che l’estate è ormai arrivata e la scuola è finita, non c’è momento migliore per lasciarsi trasportare da una storia diversa dal solito: magari proprio tra i rami degli alberi di Cosimo, alla scoperta di un modo visto da un’altra prospettiva.
