“Luigi ma dove vai? Che vai a fare? Starai un anno fuori, e dove?” Queste sono state le domande più frequenti che ho ricevuto da parte di amici, amici di amici e qualche conoscente. Ora vi spiego tutto, ma prima di iniziare voglio tranquillizzarvi citando una frase di una mia cara amica: “Non vai mica dall’altra parte del mondo”.
Ecco, è proprio così: non andrò lontano. Mi trasferirò ad Arezzo per un anno intero per frequentare il Quarto Anno Rondine. Ho scelto di intraprendere questo percorso perché sentivo un qualcosa che mancava, una scuola che non fosse solo teoria, ma che mi mettesse davvero alla prova, soprattutto come persona.
Ma di cosa si tratta esattamente? Per spiegarvelo, mi torna in mente l’immagine di un giaciglio spartano. Immagino quei giovani guerrieri che, costretti a dormire al di fuori delle mura, preferivano riempire il proprio giaciglio di rovi anziché usare un comodo pagliericcio: le spine, pungendo nel sonno, avrebbero fatto sentire loro il calore del sangue. Ecco, il “pagliericcio” rappresenta la via più facile: l’indifferenza. Scegliere i rovi, invece, significa restare vigili e connessi con la realtà, per quanto scomoda possa essere.
Ed è questo che si fa a Rondine, dove si vive e si studia e si interagisce insieme ai ragazzi della World House, universitari provenienti da paesi in guerra. I “rovi” sono i loro conflitti reali. Le loro sono vite vere e complesse e viverci a contatto, ascoltarli, è qualcosa che ti tiene umanamente sveglio e ti fa sentire responsabile.
Oltre allo studio c’è il Percorso Ulisse, un viaggio concreto alla scoperta di sé e delle dinamiche per imparare a convivere con gli altri, affrontando i conflitti senza esserne distrutti. E siccome dopo aver compreso bisogna agire, tutto questo si tradurrà in un progetto a servizio della nostra città natale. L’obiettivo è mettere in pratica ciò che abbiamo imparato.
Tutto questo, e molto altro, ve lo racconterò settimana dopo settimana in questa nuova rubrica, il mio “Diario da Rondine”.
Ecco, è proprio così: non andrò lontano. Mi trasferirò ad Arezzo per un anno intero per frequentare il Quarto Anno Rondine. Ho scelto di intraprendere questo percorso perché sentivo un qualcosa che mancava, una scuola che non fosse solo teoria, ma che mi mettesse davvero alla prova, soprattutto come persona.
Ma di cosa si tratta esattamente? Per spiegarvelo, mi torna in mente l’immagine di un giaciglio spartano. Immagino quei giovani guerrieri che, costretti a dormire al di fuori delle mura, preferivano riempire il proprio giaciglio di rovi anziché usare un comodo pagliericcio: le spine, pungendo nel sonno, avrebbero fatto sentire loro il calore del sangue. Ecco, il “pagliericcio” rappresenta la via più facile: l’indifferenza. Scegliere i rovi, invece, significa restare vigili e connessi con la realtà, per quanto scomoda possa essere.
Ed è questo che si fa a Rondine, dove si vive e si studia e si interagisce insieme ai ragazzi della World House, universitari provenienti da paesi in guerra. I “rovi” sono i loro conflitti reali. Le loro sono vite vere e complesse e viverci a contatto, ascoltarli, è qualcosa che ti tiene umanamente sveglio e ti fa sentire responsabile.
Oltre allo studio c’è il Percorso Ulisse, un viaggio concreto alla scoperta di sé e delle dinamiche per imparare a convivere con gli altri, affrontando i conflitti senza esserne distrutti. E siccome dopo aver compreso bisogna agire, tutto questo si tradurrà in un progetto a servizio della nostra città natale. L’obiettivo è mettere in pratica ciò che abbiamo imparato.
Tutto questo, e molto altro, ve lo racconterò settimana dopo settimana in questa nuova rubrica, il mio “Diario da Rondine”.
A presto!
