«Ti decidi o no? Guarda che stanno finendo i biglietti!». Quando mio padre te ne esce con un’uscita del genere a metà agosto, capisci che la solita serata tra sagre e due passi al fresco è andata. Con quel caldo, infilarmi in un teatro era l’ultimo dei miei pensieri. Ma lui, geometra in pensione, attivo tra i volontari e sempre presente nella vita del paese, era già pronto. Tirarsi indietro era impossibile. Alla fine, però, sono davvero contenta di avergli dato retta.
Eravamo al Teatro della Concordia di Monte Castello di Vibio, il teatro all’italiana più piccolo del mondo. Un posto vero. Chiuso nel 1951 e riaperto solo nel 1993, se oggi sta ancora in piedi e funziona lo si deve alla caparbietà dei volontari e al lavoro del direttore artistico Edoardo Brenci, che continuano a mandare avanti la baracca.
Lo spettacolo su Mia Martini è nato un po’ per caso: Mimmo, un amico comune che si era già esibito su questo palco, ha messo in contatto Ambra Barretta con Edoardo per proporgli l’idea. Ne è uscita un’anteprima nazionale. Per Ambra la musica è una vocazione di sempre: dal 1999 canta e porta avanti i suoi progetti con grande determinazione.
Prima che iniziasse lo spettacolo, ho scambiato due parole con lei. Mi raccontava quanto sia difficile toccare una storia come quella di Mimì: l’infanzia con un padre violento, le cattiverie, il vuoto fatto attorno a lei nell’ambiente della musica e poi quella ricerca continua di un amore che finiva quasi sempre per farla stare male.
Quando Califano le scrisse Minuetto, le disse che l’amore è la cosa che muove tutto, che ti prende e ti porta via. Per Mimì, però, quell’amore è stato quasi sempre sofferenza. La sua forza è stata riuscire a trasformare quel malessere in qualcosa di enorme, in cui chiunque si riconosce. Nelle sue canzoni ha cantato cose pesanti prima di tutti gli altri: la violenza sulle donne, le ferite in famiglia e i nodi irrisolti.
Accompagnata al pianoforte dal maestro Giampiero Torlone, Ambra l’ha raccontata e cantata senza mai provare a imitarla. La voce di Mia Martini, ampia e versatile all’inizio e poi graffiata dopo l’operazione alle corde vocali, non si può rifare. Con garbo e in punta di piedi Ambra ha saputo raccogliere la sfida: non è facile avvicinarsi a una figura del genere, ma è riuscita non solo ad emozionare e coinvolgere il pubblico, ma a dipingere con la voce un ritratto autentico e sincero di ciò che Mimì è stata e di ciò che ancora oggi rappresenta. Le ha messo accanto un racconto pulito, ricordando quanto le sia costato scegliere di restare libera.
In scaletta abbiamo riascoltato pezzi come Padre davvero, E non finisce mica il cielo, La nevicata del ’56, Gli uomini non cambiano e Cu’mme, fino ad arrivare a Almeno tu nell’universo e Minuetto.
In una sala così piccola le parole ti arrivano addosso dritte, senza filtri. Fuori, nella notte di agosto, ti resta l’idea che certe voci non si riesca a spegnerle. Neanche quando ci si mettono d’impegno.
