Ore 6:30: la sveglia suona, un avvertimento che l’inferno sta ricominciando, come nei giorni passati e come accadrà per molti anni ancora.
Prima ora: la campanella segna ufficialmente l’inizio della giornata scolastica. Alla prima ora, Italiano: la mia fine! Il corpo è presente, ma l’anima no, ancora ferma a quando ero a letto, tranquilla e senza nessun pensiero per la testa. Il professore spiega e noi alunni annuiamo con convinzione, anche se nessuno sa il perché.
Seconda ora: interrogazione a sorpresa di Matematica. Il cuore accelera, compare il sudore freddo, la memoria decide di cancellarsi come un file inutile. “Lo sapevo”, “Ce l’ho sulla punta della lingua”, dice sempre qualcuno. Non è vero. Nessuno lo sapeva. Come al solito la professoressa mi ha chiamata e, come al solito, la giustificazione del mal di testa e dei giramenti di testa non funziona. Ho preso 4…
Ore 9:55: finalmente suona la campanella della ricreazione. Dieci minuti di libertà. Mangio in fretta la mia colazione mentre racconto alla mia compagna di banco i drammi del fine settimana e ripasso velocemente prima del prossimo disastro. I dieci minuti più belli della giornata. E questo la dice lunga!
Terza e quarta ora: il tempo rallenta ancora di più. Le sedie scricchiolano, le penne smettono di scrivere, i quaderni diventano opere astratte e qualcuno chiede: “Che ore sono?”. La risposta è sempre devastante.
Quinta ora: il cervello entra in modalità risparmio energetico. Il professore parla, ma nessuno lo ascolta. Questa è sopravvivenza pura!
Sesta ora: l’ultima prova. Le forze sono finite, ma la speranza cresce. Quando finalmente suona la campanella, non è solo un suono: è una liberazione. Mi alzo lentamente, come reduce da una battaglia che non racconterò mai.
Finalmente libera… ma solo per poche ore, perché a casa mi aspettano i compiti.
Ma questa è un’altra tragedia per un altro articolo.
