The Line è una città che si sviluppa linearmente per circa 170 km, composta da mura in vetro specchiato alte 500 metri e larghe 200 metri. Il progetto è stato avviato nel 2021 su iniziativa del principe ereditario Mohammed bin Salman. Da allora i lavori non si sono mai fermati: nei primi anni si sono concentrati su scavi e fondazioni, considerati tra i più grandi al mondo per volume di terra movimentata. L’inizio della costruzione vera e propria è previsto tra fine 2025 e inizio 2026, mentre il completamento è fissato intorno al 2030.
Oltre a proporsi come città del futuro, The Line è pensata come una città a basso consumo energetico. La sua struttura estremamente organizzata permette di avere tutti i servizi essenziali a cinque minuti a piedi, mentre la mobilità sarà garantita da trasporti sotterranei ultra-veloci, in grado di collegare un’estremità all’altra della città in circa 20 minuti. Il progetto prevede inoltre l’integrazione dell’intelligenza artificiale, che avrà un ruolo centrale nella gestione funzionale della città. Energia pulita e natura integrata rappresentano elementi fondamentali, pensati per rendere l’ambiente urbano più sostenibile e naturale.
Ma come si costruisce una città così?
La realizzazione di The Line si basa su tecniche innovative, tra cui l’uso di pile profonde, sistemi di prefabbricazione e modularità e tecnologie avanzate di monitoraggio. Un ruolo chiave è svolto anche dall’acqua, grazie a nuove strutture capaci di estrarre grandi quantità per il rinforzo delle fondamenta. Il progetto NEOM sostiene attivamente la costruzione attraverso impianti di produzione dedicati, come fabbriche di calcestruzzo, fondamentali per mantenere l’elevato ritmo dei lavori.
Per molti, The Line può sembrare una città insolita e forse persino troppo futuristica infatti non sono previste strade né automobili. L’idea alla base è eliminare completamente il traffico tradizionale per favorire spazi pedonali e ciclabili, ripensando radicalmente il concetto di città.
In definitiva, The Line non è solo un progetto architettonico ambizioso, ma un vero e proprio esperimento sul futuro dell’abitare. Rappresenta una sfida alle città tradizionali, mettendo in discussione il modo in cui ci muoviamo, consumiamo risorse e viviamo gli spazi urbani. Se riuscirà a mantenere le promesse di sostenibilità, efficienza e qualità della vita, potrebbe diventare un modello replicabile per le metropoli di domani. In caso contrario, resterà comunque una delle più audaci visioni urbane mai concepite, capace di segnare un punto di svolta nel dibattito globale sul futuro delle città.
