Di Stefania Neri, Maria Luna Artemi e Giulia Olimpieri
Parliamo ancora di Fabrizio Corona perché, piaccia o no, è tornato al centro della scena. Con il suo progetto Falsissimo dice di “smascherare l’Italia”, mentre la docuserie Netflix a lui dedicata sta facendo discutere e macinando visualizzazioni. Dopo scandali, processi e anni di carcere, Corona è di nuovo sulla cresta dell’onda e non ha nessuna intenzione di stare zitto.
Nato a Catania il 29 marzo 1974, Corona diventa famoso nei primi anni duemila trasformando il gossip in un vero business. La sua carriera è segnata da numerose vicende giudiziarie che lo portano a diverse condanne e a lunghi periodi di detenzione, ma quella che per ogni uomo “normale” rappresenterebbe una caduta per Corona è benzina sul fuoco della popolarità. Oggi continua a essere una figura divisiva: per alcuni è solo un personaggio in cerca di attenzione, per altri è uno che dice verità scomode. Con “Falsissimo” e “Io sono notizia” attacca media, personaggi famosi e il mondo dei social, sostenendo di basarsi su fatti e prove.
La docuserie Netflix racconta la sua ascesa, il declino e il ritorno, mostrando come Corona abbia costruito consapevolmente la propria immagine, mescolando scandalo, provocazione e spettacolo. Il risultato è una riflessione scomoda su un’Italia in cui il confine tra informazione e intrattenimento è sempre più sottile.
Che lo si odi o lo si segua, una cosa è certa: Fabrizio Corona è lo specchio di un sistema che vive di visibilità, polemiche e click e forse è proprio questo il motivo per cui continua a far parlare di sé.
La domanda finale, però, resta aperta soprattutto per noi giovani: Fabrizio Corona è solo un personaggio da demonizzare per i suoi eccessi e le sue scelte, oppure è una figura da studiare a fondo per capire come abbia trasformato il gossip, lo scandalo e l’attenzione mediatica in un vero progetto imprenditoriale? Condannarlo è facile, analizzarlo forse è più utile. Sta a noi decidere se ignorarlo o imparare qualcosa, anche criticamente, dal suo modo di stare nel sistema e piegarlo alle proprie regole.
