Quando si arriva ai 18 anni o agli ultimi anni del liceo, succede quasi sempre la stessa cosa. Tra una chiacchiera e l’altra, soprattutto con parenti o adulti che non vedi spesso, spuntano le classiche domande: “Ma il/la fidanzatino/a?”, “La scuola va bene?” e, immancabile, quella che mette tutti in difficoltà: “Hai deciso cosa farai da grande?”.
È in quell’istante che scatta un imbarazzante silenzio, accompagnato da un sorriso quasi forzato, che racconta quanto questa domanda possa spaventare. Perché non si sa mai come rispondere, e aggiungerei anche giustamente. Ma è davvero necessario sapere chi si diventerà a quest’età?
Partiamo, per esempio, dal mio caso. Molto spesso mi viene posta questa domanda e, pur avendo chiaro un obiettivo in testa, non so mai se la risposta che sto per dare sia quella giusta. Probabilmente, però, non esiste né una risposta giusta né una sbagliata: ciò che esce dalla mia bocca è semplicemente la prospettiva che ho del mio futuro in quel momento, una prospettiva che può cambiare da un giorno all’altro.
Alcuni sogni richiedono un enorme impegno fin da ragazzi, ma questo non significa che diventino irraggiungibili se qualcosa non va per il verso giusto. Basti pensare a Michael Jordan: inizialmente venne escluso dalla prima squadra del college perché ritenuto troppo basso, per poi diventare il miglior cestista della storia della pallacanestro.
Riconosco comunque che c’è chi è messo molto peggio di me, come quei ragazzi che, una volta terminata la quinta superiore, non sanno cosa fare. Nessun allarme: a volte il lavoro dei propri sogni può nascere anche da quella che reputiamo una giornata completamente priva di senso, da un’illuminazione improvvisa o da una semplice passeggiata per il paese. Osservando altre realtà, ci si può rendere conto di quanto possa essere difficile, ma allo stesso tempo piacevole, un’attività che fino a un minuto prima snobbavamo.
Anche il confronto sociale pesa molto su questo argomento. Spesso vediamo le persone più vicine a noi già pronte, con un’idea chiara della propria vita futura e determinate a seguire quel percorso fin da subito, mentre noi non sappiamo ancora cosa faremo domani. I social, purtroppo, giocano un ruolo chiave: mostrano vite sempre piene di successi, ma nascondono tutti i sacrifici compiuti per arrivarci. Pensiamo che le cose ci vengano regalate o arrivate dal cielo, ma non è così. Un pizzico di fortuna ci vuole sempre, ma se non è accompagnata dal duro lavoro e dalla perseveranza, rischia di essere inutile.
Concludo ribadendo che a quest’età non è obbligatorio avere tutto chiaro: ogni cosa ha il suo tempo e il suo destino. Spesso, aspettare vale più di mille altre attività. A 16 anni non c’è nessuna fretta di correre. La fretta di diventare qualcuno rischia solo di farci perdere il gusto di scoprirlo: basta vivere, provare e ascoltare i propri passi.
