La cena del 26 dicembre è il momento in cui tutti dicono:”a cena mangiamo meno, abbiamo mangiato tre giorni di fila”.
Questo è da spunto per un analisi sul comportamento adottato in questi tre giorni di abbuffate. Partendo da questa semplice considerazione abbiamo ritenuto questo il momento ideale per far uscire un articolo sul pranzo di Natale. A stomaco pieno tutto si legge meglio.
Il pranzo di Natale a Orvieto è una cosa seria, talmente seria che nessuno osa arrivare in ritardo, perché sai già che qualcuno in cucina è sveglio dalle sei di mattina e ti guarderà male per tutto il giorno.
La giornata inizia con la casa piena di profumi e parenti. Prima di mangiare si passa allo “scarto” dei regali, che è un mix tra entusiasmo vero e recitazione: tutti sorridono, qualcuno dice “che bello!” anche se non ha capito cosa sia e c’è sempre un regalo che viene aperto per ultimo “per tenerlo come sorpresa”.
Poi finalmente si va a tavola. Il menù di Natale orvietano non cambia mai, e va bene così.
Si comincia con l’antipasto: salumi, crostini con fegatini, bruschette con l’olio buono. L’antipasto è la fase in cui tutti dicono “mangiamo poco che poi c’è il primo”, sapendo benissimo che è una bugia.
Arrivano i cappelletti in brodo, piatto sacro. Il brodo è caldo, i cappelletti sono fatti a mano e se provi a dire che ne hai mangiati abbastanza qualcuno ti guarda come se avessi offeso la famiglia intera.
Subito dopo tocca ai gobbi alla parmigiana, che magari non sembrano una cosa spettacolare, ma appena li assaggi capisci perché a Natale non possono mancare. Strati su strati di bontà, e addio a ogni tentativo di “mangiare leggero”.
Poi ci sono i secondi, tipo arrosto, agnello o cappone, con le patate al forno, a questo punto nessuno ha più fame ma tutti mangiano lo stesso, perché “è Natale”.
I dolci arrivano quando ormai sei pieno al limite, ma tra panpepato, tozzetti e torrone trovi sempre un buco nello stomaco che prima non sapevi di avere.
Finito il pranzo inizia la parte migliore: stare insieme. Si gioca a carte, qualcuno bara (ma nessuno lo ammette), qualcuno si addormenta sul divano e qualcun altro dice che “una volta il Natale era diverso”. Intanto il tempo passa senza che nessuno guardi l’orologio.
Alla fine il pranzo di Natale a Orvieto è questo: tanto cibo, tante risate e un sacco di confusione ed è proprio per questo che, ogni anno, non vediamo l’ora che arrivi di nuovo.
