La prima volta che ti vidi frequentavo la prima elementare. Bussasti alla porta tre volte. La maestra Rita aprì e ti invitò ad entrare. Tu, con la tua solita grazia, facesti qualche passo in avanti e, sfoggiando il tuo consueto sorriso smagliante, ci salutasti con voce squillante. Noi, che fino a quel momento eravamo rimasti in un silenzio religioso, ci alzammo e contraccambiammo il saluto.
Iniziasti a spiegarci cos’è e come si svolge la Passeggiata di Primavera e, alla fine del discorso, ci incoraggiasti a partecipare usando sempre la stessa formula che usavi da anni: “Chi vince verrà premiato con dei buoni umbrichelli fatti dalla Bottega del Tortellino!”.
Appena io e i miei compagni sentimmo la parola “umbrichelli”, drizzammo le antenne: ci entusiasmammo all’istante e tutti insieme alzammo la mano per chiedere la parola. La maestra Rita ci fece quietare e tu, dopo aver raccolto le moltissime adesioni e consegnato qua e là i vari numeretti, uscisti dall’aula salutandoci con la tua solita leggiadria e garbo.
Da quel primo incontro, ogni anno intorno al mese di marzo fremevo nell’attesa che tu riaprissi quella porta per dirci che la Passeggiata di Primavera stava per tornare. Non vedevo l’ora che arrivasse quel momento: un appuntamento che univa tutti e che tu avevi saputo renderci così caro. Per tutti noi, il tuo arrivo in classe era una gioia.
Eri una presenza costante in classe, ogni anno, ma soprattutto per le vie di Orvieto, in Chiesa, nel tuo amatissimo Duomo, al bar, il tuo saluto con il sorriso genuino, che ti caratterizzava, era una certezza.
Fai buon viaggio Ennio anzi, buona passeggiata: la tua Orvieto e i tuoi bambini di ieri ti porteranno sempre nel cuore.
