di Sara Maccaglia
Molti giovani, me compresa, spesso si sentono soli. Ma sappiamo davvero cosa significa convivere con la solitudine?
Anche quando questa sensazione è forte, in realtà non siamo quasi mai completamente soli. Esiste infatti una differenza importante tra il sentirsi soli e l’esserlo davvero. Nella nostra generazione, le relazioni non sempre sono autentiche: spesso le persone si mostrano per ciò che non sono, costruendo un’identità che nella realtà non esiste. Con il tempo, però, emergono per ciò che sono davvero, attraverso comportamenti concreti come sparlare o abbandonare qualcuno in un momento di difficoltà. Anche solo queste azioni possono rivelare la falsità di certi rapporti.
“Oggi ti ascoltano, domani parlano e sparlano”: è una frase che mi è rimasta impressa, perché penso contenga una parte di verità. Mi è capitato molte volte di sentirmi sola, al punto da non chiedere aiuto a quelli che consideravo “amici”, perché sapevo che probabilmente sarebbero spariti proprio quando ne avrei avuto più bisogno.
Quando fai di tutto per stare accanto alle persone a cui vuoi bene, ma ti accorgi che nessuno fa lo stesso per te, nasce un senso di solitudine profondo. Tuttavia, questa solitudine non è totale: deriva più dalla mancanza di reciprocità che da una reale assenza di persone nella propria vita.
Una volta il mio professore mi raccontò una storia che mi ha fatto riflettere molto. Parlava di una signora anziana che si era trasferita da cinque anni con il marito, il quale però era venuto a mancare. Non aveva amici e anche i suoi genitori non c’erano più. Quella donna era davvero sola, in senso concreto e assoluto.
La sua storia mi ha colpito profondamente, soprattutto perché mi è stata raccontata in un periodo in cui anch’io pensavo di essere completamente sola. In quel momento ho capito qualcosa di importante: la mia solitudine non era reale fino in fondo. Avevo ancora accanto a me persone fondamentali, come i miei genitori.
Questa riflessione mi ha aiutata a distinguere tra la solitudine che si prova dentro e quella che esiste davvero, e soprattutto a riconoscere il valore delle relazioni autentiche che, anche se poche, fanno la differenza nella vita.
