Oggi parlerò di un film cult, un film che credo tutti conoscano, magari non visto ma sentito nominare: Scarface.
Scarface è, secondo me, un’opera d’arte che racchiude insegnamenti velati.
Per i pochi che non conoscessero cercherò di sintetizzare al massimo: il protagonista è un immigrato cubano che decide di trasformare l’intero arredamento di casa in velluto rosso e marmo, dimostrando che, con spavalderia e un totale analfabetismo estetico, si può comunque fare una scalata sociale pazzesca.
Oggi però non vorrei soffermarmi sulla trama in sé, ma su come i ragazzi di oggi percepiscono questo capolavoro.
Spesso Tony Montana viene lodato ed eletto a mito supremo, io stessa, lo ammetto, ogni tanto finisco per provarne una strana simpatia e stima per quello che è riuscito a creare partendo da zero.
Poi arriva il finale e la domanda mi sorge spontanea: Come mai?
Come fa un film che passa tre ore a spiegarti che diventare un narcotrafficante paranoico non è il miglior piano pensionistico sul mercato, a trasformare il suo protagonista nell’idolo delle nuove generazioni?
La verità è che Tony Montana piace ai ragazzi di oggi per un motivo semplicissimo: non ha pazienza, non accetta un “no” come risposta, risponde male al capo dopo cinque minuti di lavoro vero e pretende di conquistare il mondo entro il fine settimana, in pratica, ha la stessa soglia di attenzione e la stessa gestione della rabbia di un adolescente mentre i genitori gli chiedono di lavare i piatti.
Ma c’è di più, in un’epoca dominata dai post sui social “politically correct” e dalla gente che risponde “per me va bene tutto, fai tu”, Tony è l’unico che urla in faccia al mondo quello che vuole: Il mondo, chico, e tutto quello che c’è dentro.
Molti giovani vedono in lui il simbolo del “farsi da soli”, peccato che dimentichino spesso dei dettagli importanti che ci fanno capire realmente chi è lui: Tony scambia la pace mentale per una tigre in giardino, il rispetto degli amici per una paranoia divorante e, alla fine, una vita serena per una pioggia di proiettili nel proprio soggiorno.
Eppure, continuiamo a stampare la sua faccia sulle magliette e a mettere le sue citazioni nelle bio di Instagram.
Forse non ammiriamo davvero le sue scelte di vita, ma invidiamo quell’illusione di potere assoluto.
O più semplicemente, sotto sotto, speriamo tutti di potercene stare prima o poi in una vasca da bagno gigantesca a insultare la televisione con una/un bella/bel moglie/marito a fianco.
Morale della favola? Guardate Scarface, amate la sua colonna sonora e godetevi il talento di Al Pacino, ma ricordatevi che mettere una tigre in giardino non vi rende re del mondo, vi rende solo dei tizi strani con bollette insostenibili, vicini arrabbiati e un destino segnato.
Forse è il caso di ridimensionare le ambizioni… e magari partire da un pesce rosso.
