di Davide Frizza
Il gigante semplice: come Doković ha conquistato il mondo senza perdere se stesso.
Il tennis può sembrare uno sport complicato, ma ci sono campioni capaci di scendere in campo e far sembrare tutto semplice come pedalare in bicicletta. Novak Doković è uno di loro, ed è da molti considerato il più grande di tutti i tempi.
Tutto comincia a Belgrado nel 1987, durante anni davvero complicati per il suo paese. A sei anni prende per la prima volta in mano la racchetta e l’allenatrice Jelena Genčić capisce al volo di trovarsi di fronte a un talento pazzesco . Ma sapete cosa lo rende davvero così forte? Non è soltanto la bravura con la racchetta, ma una voglia di non arrendersi mai, nata quando da bambino si allenava persino dentro una piscina vuota mentre attorno c’era la guerra. Nel 2000, a soli tredici anni, muove i primi passi nel circuito ITF Junior. Nel 2006 vince il suo primo torneo ATP a diciannove anni contro Massú, e già l’anno dopo si ritrova al terzo posto mondiale, subito dietro a due mostri sacri come Roger Federer e Rafael Nadal.
Il 2011 è l’anno della svolta definitiva: vince dieci tornei, compresi tre Slam, e si prende per la prima volta la vetta del ranking. Nel 2013 supera il traguardo delle cento settimane consecutive da numero uno, dando il via a un epoca di successi che si è chiusa solo nel 2024 con l’arrivo di Jannik Sinner.
I suoi numeri parlano da soli: 428 settimane complessive al N°1 ATP e più di cento titoli in bacheca, tra cui una medaglia d’oro olimpica, una Coppa Davis e sette vittorie alle ATP Finals.
Ma oltre ai trofei c’è un lato umano che colpisce ancora di più. Come quando, durante una pausa per la pioggia, ha invitato un giovane raccattapalle a sedersi accanto a lui sotto l’ombrello per bere qualcosa e fare due chiacchiere. Fuori dal campo ha poi fondato la Novak Djokovic Foundation, garantendo un futuro scolastico a oltre cinquantamila bambini, ha aperto un ristorante a Belgrado per offrire pasti caldi a chi ne ha bisogno, ha devoluto in beneficenza i premi del governo serbo e ha donato aiuti agli ospedali di Bergamo nei momenti più duri della pandemia.
La storia di Doković fa capire quanto lo sport possa far nascere una stella gigantesca capace, però, di restare con i piedi per terra. Perché si possono anche toccare le vette più alte e superare ogni record, ma la vera grandezza sta nel saper guardare gli altri negli occhi con la stessa umiltà di quando si era solo un bambino con
una racchetta in mano e un sogno enorme da inseguire.
