di Andrea Pasquini e Francesco Tascini
Stefano Silvi è un allenatore di calcio giovanile originario di Orvieto e una figura di riferimento del settore giovanile nel nostro territorio. Laureato in Scienze Motorie, affianca all’attività sportiva quella scolastica come docente presso l’IIS Majorana Maitani di Orvieto, integrando competenze educative e formative. Cresciuto nell’Orvietana Calcio dove è stato tecnico per 15 anni partendo dai pulcini ed arrivando all’Under 17 regionale. Quest’anno ha ricoperto il ruolo di Tecnico della rappresentativa U17 Terni-Orvieto, categoria con la quale raggiunge risultati storicia livello regionale e nazionale. Dopo 19 vittorie consecutive (record italiano di categoria), campionato vinto, sfiora la Finale Scudetto Nazionale.
Il suo lavoro è orientato alla crescita tecnica e umana dei giovani calciatori ed è stato riconosciuto anche a livello locale per i risultati ottenuti e l’impegno nel vivaio.
Conosciamolo meglio.
Cosa ti ha spinto a diventare un allenatore di calcio?
La passione che sin da piccolo mi ha fatto calciare il primo pallone sui campi da calcio all’età di 5 anni, e conseguentemente gli studi universitari che mi hanno dato una base forte sulle varie metodologie di lavoro. Grazie all’Università in Scienze Motorie ho iniziato questa professione intorno ai 21 anni, inizialmente come istruttore di Scuola Calcio per poi passare ad allenare le categorie agonistiche. La passione non si è fermata al semplice allenare, ma ho cercato e cerco sempre di formarmi, aggiornarmi, fare corsi, “rubando con gli occhi” dai più esperti. Allenare i giovani è molto piu difficile rispetto agli adulti, è un lavoro piu strutturato e complesso allo stesso tempo. Allenare i giovani è una sfida continua tutti i giorni, il bello della mia professione è vedere il miglioramento settimana dopo settimana degli atleti, sotto tutti i punti di vista.
Mi piace formare giocatori che sappiano sperimentare molte situazioni. Il nostro è un sport open skill, i ragazzi devono sapersi adattare a tutto ma per farlo è fondamentale trasmettere loro delle idee e dei principi. Cerco soprattutto di lavorare sulla tecnica analitica, e in base all’età andare poi a sviluppare tattica individuale e collettiva. Utilizzo un approccio fatto di feedback reciproco e autorevolezza.
Il dominio della palla. Un giovane calciatore che sa trattare il pallone, che lo tiene “incollato al piede” è già un gradino avanti agli altri.
Il talento è un dono di madre natura, ma per potenziarlo è necessario mettere in atto allenamenti adeguati, che necessitano di impegno e determinazione. E’ compito di un allenatore saper individuare un talento e metterlo nelle condizioni di crescere. Il talento non deve però essere “soffocato” da rigide direttive, ma ha bisogno di libertà d’espressione tecnica, tattica e corporea.
Nel calcio moderno si guarda troppo alla prestazione fisica prima di quella tecnica, e di conseguenza emerge anticipatamente un ragazzo grazie al fisico. Io personalmente metto al primo piano il lato tecnico rispetto a quello fisico, anche se riconosco l’importanza della forza muscolare nello sport.
Impegnati, metti volontà, lavora duramente ogni allenamento della tua vita ed esci dal campo consapevole di aver dato tutto, anche oltre le possibilità… Sempre!
Il movimento giovanile in Umbria sta lavorando bene ma rispetto a regioni piu popolose dove ci sono strutture all’avanguardia e ampia scelta selettiva di giocatori il confronto è difficile da tenere; basti pensare che un quartiere di Roma, Napoli, Milano, Torino, Palermo…è grande quanto Terni o Perugia.
Vado a vedere le partire personalmente. Ci sono delle regole standard alle quali bisogna attenersi per la costruzione della squadra, soprattutto sul numero dei giocatori e provo a fare le mie scelte dando merito a chi personalmente emerge rispetto ad altri, su tutte le doti, qualità e abilità necessarie e che io reputo imprescindibili : educazione, impegno, tecnica, applicazione.
