I lividi.
Fuoriescono silenziosamente, inizialmente non si fanno vedere e cercano di dare meno nell’occhio possibile.
Con il passare del tempo si scuriscono, prima rosa, poi rossastri fino a diventare viola e dolorosi, lasciando sofferenza e attesa come unica speranza di guarigione:
ci sono tuttavia dei metodi preventivi per questo dolore come, ad esempio, del ghiaccio posto sull’ematoma.
In pochi però scelgono la seconda via, affidandosi completamente al tempo, senza sapere quanto questa sofferenza durerà e come terminerà, se terminerà.
Perché vi dico questo?
Vi do un’informazione preziosa come l’oro, forse anche di più. C’è davvero poca differenza fra il dolore fisico e quello psicologico: la ferita psicologica può essere altrettanto intensa, invisibile ma reale, proprio come i lividi di cui vi ho parlato prima
Immaginate un pugno che non colpisce il corpo, ma le vostre emozioni. Parole che feriscono come lame di un coltello, un insulto, continue umiliazioni, sensi di colpa imposti che non vi appartengono nemmeno.
Ti convinci che nulla di quello che pensi o provi abbia valore, e ti perdi tra ciò che sei e ciò che ti dicono di essere.
Proprio come un livido, non si vede, ma ogni giorno si fa sentire sempre di più, lasciando una marca dentro di voi.
O ancora, pensate a un braccio legato e immobilizzato: non potete muovervi, non potete reagire.
Così si sente chi è costretto a vivere sotto controllo, minacce e ricatti emotivi: ogni parola potrebbe essere quella sbagliata, ogni passo quello falso e quando finalmente pensi che quella è LA volta, ti sbagli, perché lui ribalta la situazione e come sempre, sei tu.
Sei tu che sbagli.
Sei tu che esageri.
Sei tu che dovevi agire diversamente.
Sei tu che dovevi pensarci due volte.
Sei tu la matta.
Sei tu la testarda.
Sei tu la possessiva
Sei tu la ridicola.
Sei tu che sei troppo.
Sei tu che che sei troppo poco.
Sei tu che non sei.
Non sei perché ti annulla, ti prosciuga, ti manipola e ti modella creando un’altra versione di te a suo piacimento, tanto che arrivi un giorno e ti chiedi:
“Ma sono davvero io?”
Per non parlare poi dell’amore, quello che ti lega così profondamente da renderti cieca. Ti convince a chiudere gli occhi davanti a ciò che ti fa male, a giustificare comportamenti inaccettabili, perché ami così tanto che il dolore che ti infligge passa quasi inosservato, nascosto dietro il bisogno disperato di essere amata a tua volta.
E lo chiami amore, anche quando amore non è.
Proprio come per i lividi, restare in silenzio può sembrare la via più facile, il tempo l’unico rimedio. Ma riconoscere ciò che ti ferisce, ammettere la sofferenza, anche solo a te stessa, è il primo passo per vedere chiaramente ciò che ti è stato tolto.
Per capire che non sei ciò che ti hanno fatto credere di essere.
Per liberarti da quelle catene che ti tengono legata ad una realtà che non ti meriti.
Per aprire gli occhi, resi ciechi dal sentimento, e realizzare quanto sano amore esiste ed è lì ad attenderti.
Per amarti, per sceglierti, per metterti al primo posto e per non permettere a nessuno di farti sentire meno di ciò che sei.
Perché, anche se non vogliono fartelo credere, tu sei.
