Di Riccardo Biagini e Matteo Manicastri
Il derby tra Lazio e Roma non nasce solo da una rivalità sportiva, ma da una frattura storica e culturale della città. È uno dei pochi derby al mondo in cui non si affrontano due quartieri, ma due visioni di Roma.
La Lazio nasce nel 1900, sulle rive del Tevere ed è una delle società sportive più antiche d’Italia. È legata fin da subito a un’idea nazionale e istituzionale dello sport, partecipando ai primi campionati italiani.
La Roma, invece, nasce nel 1927 da una fusione voluta dal regime fascista per creare una squadra forte che potesse competere con i club del Nord. La Lazio rifiuta la fusione, scegliendo di restare indipendente: questa scelta segna l’inizio di una distanza che diventerà rivalità.
Il primo derby ufficiale si gioca nel 1929 e da quel momento, Roma non sarà mai più una città unita nei giorni di partita.
Nel corso dei decenni, il derby assume anche una dimensione sociale, la Roma viene percepita come la squadra del popolo, della città dentro le mura e la Lazio come quella più legata alla tradizione, allo Stato, a una Roma più ampia e meno “popolare”.
Queste distinzioni non sono mai state rigide, ma hanno contribuito a costruire un immaginario collettivo che ancora oggi accompagna la sfida.
Durante gli anni ’70 e ’80 il derby diventa uno degli eventi più sentiti del campionato italiano. Lo Stadio Olimpico si trasforma in un teatro unico al mondo, con coreografie, striscioni e un livello di partecipazione che fa scuola in Europa.
Negli anni ’90 e 2000, con l’arrivo di grandi campioni e investimenti importanti, il derby acquisisce una risonanza internazionale. Non è raro che una stagione venga giudicata positiva o negativa in base ai derby vinti, indipendentemente dai trofei.
Dal punto di vista storico la Roma ha vinto più derby ufficiali rispetto alla Lazio, la Lazio ha però costruito parte della propria identità su vittorie simboliche e momenti chiave;
il pareggio è un risultato molto frequente, segno di un equilibrio che dura da quasi un secolo.
Il derby Lazio–Roma è passato attraverso guerre, cambiamenti politici, trasformazioni urbane e generazioni di tifosi. Padri lo raccontano ai figli, nonni ai nipoti. Non è solo una partita che si gioca due volte l’anno, ma una memoria condivisa e divisiva allo stesso tempo.
A Roma, il calcio finisce al novantesimo.
Il derby, invece, non finisce mai.
