di Claudia Ricci e Damiano Monetini
Ogni giorno apriamo il nostro armadio e scegliamo i vestiti da metterci, senza mai domandarci della provenienza o di come vengono prodotti e soprattutto di quanto siano costati, non solo in denaro, ma anche all’ ambiente e alle persone.
Negli ultimi anni è cresciuto un fenomeno chiamato fast fashion, un sistema che permette di comprare capi sempre nuovi a prezzi bassissimi. Sembra conveniente, ma dietro questa velocità si nascondono problemi enormi: inquinamento, sfruttamento dei lavoratori e montagne di rifiuti tessili che finiscono per soffocare il pianeta.
La fast fashion funziona come una macchina che non si ferma mai: ogni settimana nuove collezioni, i consumatori sono spinti a comprare più del necessario e si producono vestiti pensati per durare poco.
Il risultato è un ciclo continuo di spreco, dove ciò che oggi è “alla moda” domani diventa già vecchio. E mentre noi riempiamo i carrelli, dall’altra parte del mondo fabbriche sovraccariche consumano acqua, energia e sostanze chimiche che spesso finiscono nei fiumi e nei terreni.
Non ci rendiamo mai conto degli effetti che provochiamo anche solo comprando una semplice t-shirt, eppure le conseguenze arrivano in paesi come Bangladesh o India e in molti altri paesi in via di sviluppo dove le aziende spostano la loro sede produttiva perché le leggi ambientali sono meno severe e i costi degli stipendi molto più bassi. Qui i lavoratori sono costretti a lavorare per sopravvivere per molti meno soldi di quanto si possa immaginare, lavorando in condizioni precarie tra strumenti di lavoro obsoleti, strutture pericolanti e agenti chimici, che, usati senza le giuste qualifiche e le adeguate precauzioni, risultano tossici per gli operai.
Questo è solo uno dei tanti esempi delle conseguenze delle fast fashion.
Se pensiamo che la cosa non ci riguardi, ci sbagliamo.
Nelle acque venete è presente una sostanza che si chiama PFAS, altamente tossica sia per l’ambiente sia per le persone che la ingeriscono. Purtroppo questa sostanza non si può togliere in nessun modo dal nostro organismo e verrà anche trasmessa alle generazioni future.Questa sostanza viene usata in vari modi ma soprattutto per rendere molti abiti impermeabili, come per esempio i giacchetti che quasi tutti indossiamo.
In sostanza vorremmo far capire che è molto importante che ognuno faccia la sua parte per fermare le conseguenze che questo fenomeno produce.
Consumiamo responsabilmente non solo per l’ambiente, ma anche per le persone che ne risentono e non riescono a vivere una vita dignitosa.
Cambiare è possibile iniziando da piccoli gesti quotidiani: scegliere capi di qualità che durano nel tempo, acquistare meno e meglio, informarsi sui materiali, sostenere marchi che rispettano l’ambiente e i diritti dei lavoratori. Ogni scelta è un voto per il tipo di mondo che vogliamo costruire. La moda può essere bella senza essere distruttiva, sta a noi renderla più giusta.
