Il Gran Premio di Imola entrò nel calendario di Formula 1 nel 1981 come Gran Premio di San Marino, affiancando Monza senza sostituire il GP d’Italia. L’Autodromo Enzo e Dino Ferrari si affermò rapidamente come una delle piste più tecniche e impegnative del mondiale, diventando nel tempo teatro di grandi duelli e rivalità. La storia del circuito è però segnata dal tragico weekend del 1994, che rappresenta una svolta fondamentale per la sicurezza della Formula 1. In quell’occasione perse la vita Ayrton Senna, uno dei piloti più celebri di sempre.
Senna non era un pilota come gli altri: estremamente concentrato e perfezionista, curava ogni minimo dettaglio del suo lavoro. Questo atteggiamento emerge sia in pista che fuori, attraverso rituali e una preparazione costante. Nonostante la fama, rimase una persona umile e rispettosa verso fan, compagni di squadra e collaboratori. Campione del mondo con la McLaren per ben tre volte, il pilota brasiliano detiene inoltre il record di vittorie nello storico tracciato di Monaco (sei, di cui cinque conquistate consecutivamente).
Il 1° maggio 1994 si corre ad Imola per il terzo Gran Premio della stagione. Ayrton Senna, fresco di firma con la Williams dopo il ritiro del suo storico rivale Alain Prost, aveva conquistato tutte le pole position disponibili fino a quel momento, ma si era ritirato sia a San Paolo, sua città natale, sia in Giappone.
Il weekend era già stato segnato da incidenti significativi. Durante la prima sessione di prove libere, Rubens Barrichello uscì di pista alla Variante Bassa, fortunatamente senza gravi conseguenze. Durante le qualifiche, invece, il pilota tedesco Roland Ratzenberger perse tragicamente la vita alla Variante Villeneuve, schiantandosi a oltre 300 km/h a causa di una frattura alla base cranica. All’epoca, non esisteva una regola chiara che obbligasse a fermare tutto il weekend in caso di incidente mortale, così le prove continuarono.
Si arriva dunque alla domenica, con Senna che parte dalla prima posizione, seguito da un altro pilastro del motorsport, Michael Schumacher. Neanche la gara inizia nel migliore dei modi: un drastico incidente tra Lehto e Lamy provoca subito una Safety Car (la macchina che, in casi di pericolo, tende a far rallentare le monoposto). I rottami provocati dalla collisione tra le due vetture, però, provocano una decina di tifosi feriti. Si riparte dopo pochi giri, ed è qui che la Formula 1 cambierà per sempre.
Sono le 14:17 ad Imola, quando Senna esce di pista ad una velocità pari a 306 km/h a causa del cedimento del piantone dello sterzo, a cui erano state apportate delle modifiche la sera prima richieste proprio dal pilota, poiché sosteneva che l’abitacolo della sua automobile fosse troppo stretto. Ayrton cercò invano di decelerare, ma l’impatto fu comunque tremendo: circa 211 km/h, causando lo sfondamento dell’osso frontale e lesioni in ogni parte del corpo, specialmente fatali quelle sul cranio. Tuttavia, l’urto non fu mortale: all’arrivo dei soccorsi Senna riusciva ancora a respirare autonomamente, seppure fosse entrato in coma. Il pilota venne trasportato d’urgenza all’Ospedale Maggiore di Bologna, ma non ci fu nulla da fare.
Alle 18:40 del 1° maggio 1994 il mondo ha perso, oltre che uno dei piloti più veloci della storia della Formula 1, una persona straordinaria in tutto quello che faceva, il “padre” dei brasiliani. I funerali di Stato furono una cosa mai vista prima: 250 mila persone ad effettuare l’ultimo saluto e milioni di persone a seguire il corteo che portò la bara al cimitero di Morumbi, dove giace la tomba: su di essa la scritta “Nulla mi può separare dall’amore di Dio”, a testimoniare l’estrema religiosità di Ayrton.
Dopo quel giorno, le misure di sicurezza negli sport motoristici cambiarono radicalmente. Il tratto dello schianto alla curva del Tamburello fu eliminata dal tracciato e sostituito da una variante più lenta; all’esterno del circuito, a rimembrare il tragico incidente, è stato instaurato un memoriale dedicato al campione brasiliano, oggetto ancora oggi di milioni di visitatori ogni anno.
E se è vero che una persona muore davvero solo quando viene dimenticata, Ayrton Senna rimarrà per sempre immortale.
