Provate a immaginare quante cose si possono fare in dieci secondi: bere un bicchiere d’acqua, chiudere la porta di casa, piegare una maglietta. Nello stesso tempo che impiegate a svolgere una di queste azioni quotidiane, un ragazzotto giamaicano, ai Mondiali di atletica di Berlino, stabilì il record mondiale dei 100 metri piani. Anzi, neanche il tempo di piegare una maglia: 9 secondi e 58 centesimi. Quel giorno la scienza dovette fermarsi ad ammirare, osservare e studiare Usain St. Leo Bolt, per tutti Usain Bolt.
Usain nasce il 21 agosto 1986 nei villaggi della Giamaica. Il talento sportivo emerge già in adolescenza, inizialmente nel cricket. Ma la sua velocità è troppo evidente per non indirizzarlo verso la pista. Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del nuovo millennio inizia l’atletica leggera, ottenendo subito risultati importanti a livello giovanile. Nel 2004 diventa il primo velocista juniores a scendere sotto i 20 secondi nei 200 metri (19”93) e, nello stesso anno, partecipa ai suoi primi Giochi Olimpici, ad Atene, uscendo però alle qualificazioni.
La vera svolta arriva nel 2005 con Glen Mills, connazionale e futuro allenatore. Con lui Bolt raggiunge la massima espressione della velocità, perfezionando partenza, ampiezza del passo, potenza e preparazione mentale. Negli anni successivi i record cadono uno dopo l’altro, alcuni resistenti da decenni.
La consacrazione definitiva arriva alle Olimpiadi di Pechino, il 16 agosto 2008: oro e record mondiale in 9”69, migliorando il proprio primato di 9”72 stabilito pochi mesi prima a New York. Mills dichiarerà che, osservando i primi 60 metri, Bolt avrebbe potuto chiudere circa due decimi più veloce, se non fosse stato per la scarpa slacciata e l’esultanza anticipata. Quattro giorni dopo domina anche i 200 metri in 19”30, record mondiale con vento contrario, e completa il capolavoro con l’oro e il primato della 4×100 insieme a Carter, Frater e Powell (37”10).
Nel 2009, quasi con naturalezza, Bolt afferma di poter migliorare ancora. Poco più di un mese dopo lo dimostra. Ai Mondiali di Berlino, ancora il 16 agosto, l’Olympiastadion assiste a qualcosa di fuori scala: 9”58, velocità media di 37,6 km/h, picchi di 44,7 km/h, 2,44 metri a passo. Un’automobile, praticamente. Franco Bragagna, storica voce dell’atletica italiana, lo definirà “di un altro pianeta, di un’altra dimensione”. Il 20 agosto migliora anche il record dei 200 metri, abbassandolo di altri 11 centesimi.
Con il passare degli anni Bolt conquisterà 8 ori olimpici e 11 mondiali, diventando l’unico atleta a vincere 100 e 200 metri in tre edizioni consecutive dei Giochi (Pechino 2008, Londra 2012, Rio 2016). Dopo il ritiro dall’atletica tenterà anche la strada del calcio professionistico, senza però avere successo.
Mille parole non bastano per raccontare Usain Bolt. Ma le sue sì: “I limiti esistono solo se li accetti.” E lui non li ha mai accettati.
