Ventotene. Un isola che, fino a pochi mesi fa, per me era inesistente, e probabilmente anche per molti altri, solo un punto indistinto sulla mappa.
Quest’anno, mentre i ragazzi del linguistico prendevano altre strade, tutte le classi seconde si sono dirette verso questa piccola isoletta sperduta del Mar Tirreno.
Lo ammetto, all’inizio ero titubante, quando mi hanno detto che saremo andati in gita a Ventotene pensavo fosse uno scherzo.
Un’isola minuscola, lontana da tutto, senza acqua calda e wifi, dove le persone venivano esiliate, insomma apparentemente “sperduta”.
La domanda sorgeva spontanea tra i corridoi della scuola: “Ma perché proprio Ventotene?”. Sinceramente, oggi, a gita conclusa, per me dare una risposta è ancora difficile, ma una cosa è certa: chiunque abbia avuto l’idea, aveva ragione.
Tra natura, mito e… qualche rimprovero.
Non è stata solo una vacanza, ma un’immersione totale in un mondo a parte.
Ventotene ci ha accolti con i suoi ritmi lenti e i suoi segreti, regalandoci quel sano e meritato riposo che solo il rumore del mare sa dare.
Ma non abbiamo preso solo il sole eh, tra bagni e relax abbiamo anche vissuto esperienze davvero interessanti.
Ad esempio abbiamo ascoltato il canto delle berte, si ok degli uccelli che cinguettano direte voi, lo pensavo anche io, ma giuro che è davvero interessante ascoltare quel suono così particolare, un suono che ricorda il canto delle sirene o il pianto di un neonato è magico.
Un altro momento che ci ha profondamente colpito è stata la visita ai luoghi del confino. Abbiamo letto i lunghi elenchi dei nomi delle persone esiliate sull’isola per “crimini” mai commessi, se non quello di avere un’idea diversa.
È stato un momento di riflessione intensa: vedere quante persone siano state private della loro libertà proprio tra quelle stesse strade che noi percorrevamo ridendo, mette i brividi.
La cosa più impressionante? Notare che molti di quei nomi portavano i nostri stessi cognomi. Leggere su quelle lapidi nomi che potrebbero essere quelli dei nostri nonni o dei nostri vicini di casa ha reso tutto meno distante: non erano solo “personaggi storici”, ma persone vere, con radici simili alle nostre, che a Ventotene hanno sognato un’Italia e un’Europa diverse mentre erano prigioniere del regime.

Inoltre abbia mo scoperto, con un pizzico di sorpresa, che il tufo non esiste solo a Orvieto, anzi è l’anima stessa di questa terra emersa.
Abbiamo anche ricevuto delle importanti lezioni di vita: abbiamo imparato (a nostre spese) che se far arrabbiare la guida è un errore, scatenare l’ira della Prof. Averardi è un’esperienza che non consigliamo a nessuno!
Purtroppo, la magia di Ventotene ha un prezzo, ora che siamo tornati, ci aspetta la resa dei conti: la verifica di educazione civica scritta dall’Averardi!
Tra il ruolo dell’isola nella storia europea e il celebre “Manifesto”, la Prof. Averardi non ci darà tregua.
Tra risate, scoperte e tramonti mozzafiato, questa gita ci ha lasciato molto più di qualche foto sul telefono ci ha insegnato che, a volte, i posti più “sperduti” sono quelli dove si ritrovano le cose più belle.


