di Gabriele Frizzi
Se proviamo a immaginare come sarà il mondo tra dieci o vent’anni, a volte viene un po’ d’ansia. La tecnologia e l’intelligenza artificiale stanno correndo a una velocità pazzesca. Oggi ci sono programmi al computer che scrivono testi in pochi secondi, creano immagini dal nulla e risolvono problemi matematici o codici informatici difficili che a noi richiedono ore di studio.
Davanti a tutto questo, viene spontaneo farsi una domanda: che posto avremo noi nel mondo di domani? C’è la paura che molti lavori spariranno e che le macchine faranno tutto meglio di noi, più velocemente e senza mai stancarsi.
Viene quasi da pensare che il futuro sia fatto solo per i computer e che gli esseri umani diventeranno inutili o superati. È facile scoraggiarsi e pensare che studiare, andare a scuola o impegnarsi in un progetto non serva a nulla, visto che un computer potrà sempre fare le cose meglio di noi. Diventa normale chiedersi perché dobbiamo fare tanta fatica per imparare qualcosa, se poi un algoritmo può trovare la soluzione nel tempo di un clic.
Tuttavia, se riflettiamo meglio, le cose non stanno proprio così e non dobbiamo essere pessimisti. Il futuro non sarà una guerra tra l’uomo e i computer. Sarà invece l’occasione per riscoprire le cose che ci rendono unici. Un computer è bravissimo a fare i calcoli, a organizzare i dati e a trovare la strada più veloce per fare un lavoro meccanico, però non ha sentimenti. Un computer non sa cosa si prova quando si vince una partita difficile sul campo dopo tanta fatica, non ha passioni vere e non sa cosa significa mettersi nei panni degli altri o aiutare un compagno di classe in difficoltà. Un computer non sa nemmeno cosa sia l’arte, o una bella idea che nasce all’improvviso, per caso, magari durante una chiacchierata. Le macchine possono solo copiare le cose passate, fare riassunti e usare informazioni che già esistono nel loro database.
Noi umani, invece, possiamo inventare idee completamente nuove, avere intuizioni e cambiare i piani all’ultimo momento se capiamo che qualcosa non va. La vera sfida per noi ragazzi non è fare a gara con i computer sulla memoria o sulla velocità di calcolo, perché quella sarebbe una competizione persa in partenza. La nostra vera sfida è rimanere umani e coltivare i nostri sentimenti, la nostra fantasia e la nostra capacità di fare squadra e stare insieme.
La tecnologia è uno strumento potentissimo, ma deve restare solo un aiuto per noi. Il domani non appartiene a chi si farà guidare ciecamente dai computer, ma a chi saprà usare la tecnologia senza perdere la capacità di pensare con la propria testa e di scegliere con il cuore. Diventare grandi significa anche questo, capire che i computer eseguono ordini, ma siamo noi a dover decidere la direzione che devono prendere. Dietro ogni schermo ci deve sempre essere una persona reale, con i suoi dubbi, i suoi sogni e le sue idee personali.
Nessuna intelligenza artificiale potrà mai copiare tutto questo.
